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Gli analisti fanno i conti sul valore di Fca

Quanto vale davvero Fiat Chrysler? Le novità annunciate a fine ottobre da Sergio Marchionne, con la quotazione e lo scorporo di Ferrari in arrivo entro quest’anno, hanno innescato un rialzo vertiginoso delle quotazioni: alla chiusura di ieri a Milano le azioni valevano 15,42 euro, oltre il doppio dei 7,62 euro del 28 ottobre (giorno precedente l’annuncio dello scorporo del Cavallino).
Gli analisti finanziari sono stati costretti a rivedere più volte le loro stime ma come sempre accade, le opinioni restano estremamente diversificate: lo dimostrano due report pubblicati questa settimana. Secondo Gabriele Gambarova, di Banca Akros, Fca può arrivare fino a 20,5 euro; per Max Warburton, di Alliance Bernstein, il prezzo obiettivo rimane fermo a 6,25 euro e non supererebbe gli 8,45 euro neppure in caso di valutazione ottimistica (10 miliardi di euro) della Ferrari.
Lo stesso bicchiere, dunque, può essere quasi pieno o quasi vuoto, a seconda del punto di vista. Vediamo come i due report spiegano le rispettive valutazioni. Ecco come Akros spiega l’aumento del target price da 13,8 a 20,5 euro: 1,7 euro derivano dall’adeguamento dei multipli di Fca e da una minore diluizione stimata post-convertendo; 1,3 euro da una valutazione più ottimistica dell’Ipo Ferrari. Ben 7,4 euro, infine, arrivano dalla considerazione dei possibili effetti di una fusione con un altro concorrente: in questo caso – scrive Gambarova – una serie di asset andrebbero rivalutati; dall’Alfa Romeo alle attività in America Latina ai crediti d’imposta che Fca ha accumulato nel tempo per le perdite subite. L’analista di Akros scrive che «una nuova ondata di fusioni può essere dietro l’angolo» e per Fca «una fusione sarebbe fattibile/ragionevole sia con General Motors che Volkswagen, mentre per ragioni culturali sarebbe difficile una combinazione con un parter asiatico».
Completamente diverso il punto di vista di Max Warburton, di Alliance Bernstein. L’analista inglese mantiene un prezzo obiettivo di 6,25 euro, molto più basso delle attuali quotazioni, e si concentra sulla possibile valutazione di Fca dopo lo scorporo di Ferrari.«Una volta completata l’operazione – scrive – i fondamentali di Fca non sembrano ottimi. Fca è principalmente nordamericano che dipende da Chrysler; ma Chrysler non garantisce i profitti che ci si potrebbero attendere a questo stadio del ciclo». I margini in Nordamerica sono pari secondo Warburton al 4%, che scende al 3% se corretto per eliminare la capitalizzazione delle spese di ricerca e sviluppo. Secondo l’analista il successo dell’azienda nell’aumentare i volumi è arrivato a spese della redditività, e con il deterioramento del ciclo i margini non saranno sostenibili. Per quanto riguarda possibili operazioni straordinarie, «Marchionne ha buoni motivi per cercarle; ma secondo noi non ci sono partner disposti a unirsi a lui».

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