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Gli aiuti

La macchina per attivare un nuovo salvataggio della Grecia, il terzo dal 2010, è stata rimessa in moto: Atene ha fatto richiesta di assistenza finanziaria al fondo salva Stati Esm (European stability mechanism). È l’atto formale che ha permesso al presidente dell’Eurogruppo, che guida anche il board dell’Esm, Jeroen Dijsselbloem, di chiedere alla Commissione Ue e alla Bce di fare una valutazione della stabilità finanziaria della Grecia e con il Fmi della sostenibilità del debito. Su questo si baserà la proposta di assistenza finanziaria messa a punto dal direttore generale dell’Esm, Klaus Regling, che sarà sottoposta alla valutazione dell’Eurogruppo di sabato, in preparazione del vertice dei capi di Stato e di governo di domenica: stavolta decisivo per la permanenza o meno di Atene nell’euro. 
La situazione in Grecia è drammatica, le banche sono chiuse e c’è il controllo sui capitali, ma questo non significa che Atene otterrà automaticamente gli aiuti. Il supporto finanziario attraverso il fondo Esm è strettamente condizionato al rispetto di un piano di risanamento economico elaborato anch’esso sulla base dell’analisi di sostenibilità del debito. Il nuovo ministro delle Finanze greco, Euclid Tsakalotos, nella lettera inviata all’Esm ha chiesto un prestito per tre anni per pagare i creditori e garantire la stabilità finanziaria ma non ha indicato cifre, mentre nella lettera di una settimana fa Atene chiedeva 30 miliardi. Del resto l’iter prevede che la proposta e le cifre siano definite dal direttore dell’Esm. Nella lettera Tsakalotos promette un piano di riforme, che saranno inviate nel dettaglio a Bruxelles entro oggi. È proprio sulle misure che c’è stato scontro tra i creditori e Atene. Ora però non c’è più tempo per negoziare. Il 20 luglio scade un prestito da 3,5 miliardi alla Bce e il nuovo programma per essere approvato deve avere prima il via libera di quattro Parlamenti nazionali tra cui quello tedesco e finlandese.
Il fondo Esm, lanciato nel 2012 in sostituzione dell’Efsf creato proprio per salvare la Grecia nel 2010, ha capitali disponibili per 705 miliardi messi a disposizione dai 19 Stati dell’eurozona. Può intervenire in quattro modi: con il prestito classico; con linee di credito «preventive»; acquistando titoli di Stato; con prestiti per la ricapitalizzazione delle banche a rischio insolvenza. Quest’ultimo intervento può avvenire in maniera diretta (non è mai accaduto) o indiretta, come avvenuto con le banche spagnole che sono stati nazionalizzate. Le banche greche sono a rischio collasso e questa potrebbe essere una delle soluzioni per salvarle.

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