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«Gli aeroporti sono vuoti. Da Malpensa il 60% dell’export. Subito un percorso di ripresa»

Un hub vitale nell’economia e nella mobilità del Nord Italia e dell’intero Paese. È questo l’identikit tracciato da una ricerca dell’Università Liuc di Castellanza, del sistema aeroportuale gestito da Sea, la società a partecipazione pubblica — il comune di Milano controlla il 54,8% del capitale — che garantisce l’operatività degli scali di Malpensa e di Linate. «I dati dello studio riflettono gli andamenti del 2019 ma proprio per questo sono in grado di mostrare quanto la crisi sanitaria dovuta alla pandemia in corso vada a colpire uno snodo decisivo del sistema produttivo e logistico italiano», spiega Armando Brunini, ceo di Sea. Mentre Linate serve prevalentemente il traffico passeggeri interno e a medio raggio, Malpensa ha un ruolo chiave sia nel settore del trasporto merci che passeggeri. «Lo scorso anno i flussi di merci import-export transitati attraverso lo scalo varesino sono stati pari a un controvalore di 42,2 miliardi, in particolare con 14,2 miliardi di importazioni e 28 miliardi di esportazioni. Si tratta di un volume pari al 4,7% del commercio estero nazionale. Imponente anche il traffico passeggeri, che per i due aeroporti è stato di 35,3 milioni di passeggeri, 28,7 milioni dei quali solo su Malpensa», segnala Brunini. Eloquenti anche le altre cifre che emergono dalla ricerca. I 28 miliardi di merci esportate corrispondono al 12,3% dell’export italiano nei paesi extra-Ue e delle quatto “A” che sostengono la bilancia commerciale italiana (Abbigliamento, Arredamento, Automazione, Alimentare), tre hanno in Malpensa un asset cruciale per le loro quote di export ad alto valore aggiunto. In particolare dallo scalo varesino nel 2019 è transitato il 15,4% dell’export totale del settore Moda/Abbigliamento, con punte del 61,2% di quanto diretto in Asia Orientale e del 37,4% in Nord America. «A causa della crisi sanitaria questi numeri registrano un calo impressionante per quanto riguarda il trasporto passeggeri, praticamente azzerato da un tracollo del 99,5%, mentre il traffico merci ha subito una contrazione di circa il 30%», dice Brunini. «In base a questi dati il settore del trasporto aereo, insieme a quello del turismo, risulta il più colpito in assoluto», aggiunge. Il manager sottolinea quindi l’importanza di un segnale di riavvio dell’operatività degli scali milanesi entro il più breve tempo possibile. «E’ necessario fin da subito programmare delle date per la ripartenza, fissandone i limiti e le diverse gradazioni. Inoltre il governo e le autorità pubbliche devono tenere in considerazione l’importanza di un mercato aperto del trasporto aereo. La soluzione della crisi Alitalia non basterà a rilanciare gli scali del Nord Italia visto che la compagnia di bandiera garantisce solo il 15% della connettività. Occorre che si creino le condizioni perché anche tutte le altre compagnie siano in grado di tornare ad operare nelle condizioni di normalità possibile».

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