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Gli addetti ai lavori: servono i chiarimenti del ministero della giustizia

Il ministero della giustizia deve aggiornare i decreti di attuazione e chiarire i punti oscuri, su tutti la regolamentazione del primo incontro preliminare. È l’opinione comune degli addetti ai lavori, dagli organismi privati, alle Camere di commercio, a quelli degli ordini professionali, che attendono le istruzioni di via Arenula per poter modificare i regolamenti.

Le camere di commercio. «A nostro parere», afferma Tiziana Pompei, vicesegretario generale di Unioncamere, «la norma che introduce l’assistenza obbligatoria dell’avvocato va tradotta in un regolamento. Così come servono nuovi regolamenti ministeriali che permettano agli organismi di aggiornare i propri. La questione cruciale da risolvere è quella della gratuità del primo incontro. La norma sembra riguardare le tariffe dell’organismo, ma le spese di avvio potrebbero essere considerate a carico delle parti. In sostanza, serve chiarezza altrimenti il comportamento dell’organismo rischia di non essere corretto». «Per quanto riguarda le nuove regole», continua Pompei, «ritengo che ora tutto dipenda ancora di più dagli avvocati, che devono aiutare le parti a comprendere lo strumento. Mi aspetto quindi che anche da parte loro cambi l’atteggiamento e l’approccio nei riguardi dell’istituto. Per quanto ci riguarda ci aspettiamo che aumentino le mediazioni che vanno a buon fine, grazie al primo incontro che farà da spartiacque tra chi è interessato alla mediazione e chi no».

Il docente. A parere di Alberto Maria Tedoldi, professore associato di diritto processuale civile all’Università di Verona, «se ben compresa, sul piano anzitutto culturale, e se attuata con professionalità, magari anche a seguito di mediazione disposta dal giudice in corso di causa, la mediazione obbligatoria potrebbe contribuire ad alleviare il sempre gravoso carico giudiziario. Qualche criticità potrebbe esserci, per questa come per altre recenti riforme processuali, sui requisiti di necessità e urgenza: è problema, però, di carattere generale, che investe modalità ormai usuali nella produzione normativa». Sull’assistenza obbligatoria dell’avvocato, se valga o meno anche per le altre forme di mediazione, secondo Tedoldi «l’assistenza dell’avvocato è testualmente prevista non solo per la mediazione obbligatoria, ma in generale per il procedimento di mediazione: riterrei dunque necessaria tale assistenza anche per la mediazione facoltativa. Andrà verificata, però, la compatibilità di questo obbligo del patrocinio in sede di mediazione con le norme europee in subiecta materia».

I professionisti. Secondo Mauro Vaglio, presidente dell’Ordine degli avvocati di Roma, «le modifiche introdotte permettono di tutelare maggiormente il cliente. La procedura, insomma, sembra molto più vicina al cittadino e non impone costi esagerati». Paolo Giuggioli, presidente dell’Ordine degli Avvocati di Milano, guarda alla mediazione con sentimenti contrastanti: «Abbiamo fatto il più alto numero di mediazioni nel periodo 2011-2012, circa 4.500. E adesso siamo in attesa di vedere i risultati del suo ritorno. Ma la mediazione a mio avviso è una cosa che andava bene per delle piccole pratiche per cui non è necessario andare da un magistrato». Marcello Guadalupi, vicepresidente dell’Ordine dei commercialisti di Milano, guarda al marketing: «Presenteremo a giorni il progetto “Mediare”. Lavoreremo sul professionista e sulla qualità dell’organismo di mediazione. La riformulazione del decreto ha messo più barriere alla mediazione».

Gli organismi privati. Attende chiarimenti, da parte del ministero, anche l’Organismo di conciliazione di Firenze. «Stiamo lavorando alla revisione del regolamento», spiega Laura Capaci, responsabile di Ocf, «ma aspettiamo indicazioni dal ministero riguardo al primo incontro. Bisogna stabilire infatti le regole, da quanto dura, a cosa deve fare il mediatore, da quando scatta l’indennità dell’organismo e se i diritti di segreteria siano ancora dovuti. Al di là di questo crediamo molto nella mediazione e continuiamo a puntare sulla diffusione della cultura». Salvatore Genovesi, titolare dell’Organismo di Mediazione «Media Ora» di Noto (Sr): «Le criticità di questa “fase due” sono diverse. Ne segnalo un paio: l’abbattimento drastico delle tariffe e il primo incontro di programmazione, con la clausola che se le parti decidessero di fermarsi nulla sarebbe dovuto all’organismo. A questo punto non sappiamo quali saranno gli effetti concreti di questa previsione, visto che sarà difficile retribuire i mediatori». Luca Arnaldi, fondatore e responsabile dell’organismo di mediazione Saf Marconi mette alcuni punti fermi: «Per quanto riguarda il ruolo dell’avvocato nel procedimento, ho sempre ritenuto che le parti dovessero essere assistite da un legale». Ma non approva il fatto che l’avvocato diventi mediatore di diritto: «Ricordo che il mediatore deve essere una persona con determinate caratteristiche comunicative, spiccate doti empatiche, in grado di portare le parti a ricercare una soluzione in maniera autonoma. Tutte caratteristiche che sono individuabili in ogni singoli individuo e non un’intera categoria; per acquisire le tecniche di mediazione servono formazione adeguata e spiccate doti personali».

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