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“Gli acquisti di bond solo se riesplode la crisi si rischia di arrivare tardi”

«La parola d’ordine, quella da tener d’occhio, è deteriorate. “Se l’economia peggiorerà”, dice Draghi. In quel caso si darà il via libera all’acquisto dei bond. Ma di quanto deve peggiorare? Quanto dobbiamo spingerci in là verso l’abisso perché l’economia sia considerata abbastanza deteriorate ? » Paul de Grauwe, classe 1946, economista belga attualmente a capo del dipartimento Europa della London School of Economics, sta prendendo un treno da Londra a Bruxelles. Gli leggiamo il verbatim della conferenza di Draghi, finché ci ferma su una parola: «Ah, ecco la chiave. Deteriorate. Capito il trucco, il piccolo capolavoro di diplomazia?» Il trucco per camuffare la persistenza di un profondo dissidio all’interno della Banca centrale?

«L’apparenza è sicuramente quella. C’è da dire, per essere oggettivi, che la cifra annunciata da Draghi di un trilione di euro è molto significativa. E sembra contemplare l’acquisto dei bond pubblici. Con i covered bonds e le asset backed securities , le altre operazioni “non convenzionali” che la Bce sta faticosamente avviano si potrà arrivare a 100, forse 150 miliardi. Ma mille? Il problema vero però resta tale e quale».
Il momento dello start?
«Già. Draghi non dice: stiamo partendo. Dice che quello potrà essere l’ipotetico aumento del portafoglio della Bce. Ma c’è il serio pericolo che non si parta mai, o che si parta quando sarà tardi. Tutto questo rimane irrisolto. Ci sono Paesi come la Francia o l’Italia che avrebbero un disperato bisogno di queste risorse subito, altro che deteriorate ».
Ma la questione della “legalità” del quantitative easing periodicamente sollevata dai tedeschi?
«Basta leggere il trattato costitutivo della Bce per capire che è un problema che non esiste, e se esiste è solo perché la Bundesbank l’ha creato a bella posta. Si dice chiaramente che le operazioni “sul mercato aperto” possono essere condotte, come fanno tutte le banche del mondo. Quindi, se non altro, gli acquisti di bond sul mercato secondario, che non finanziano direttamente uno stato ma semmai il settore privato perché quei bond appartenevano a privati, come ha fatto per la massima parte la Fed. Il problema è che i tedeschi continuano ad opporsi perfino a quelli».
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