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Giustizia tributaria da riformare

Assegnare alla giurisdizione tributaria la stessa dignità delle altre giurisdizioni, cogliendo l’occasione del Piano nazionale di ripresa e resilienza per porre mano alla riforma della giustizia tributaria nel segno della Costituzione ed assicurare una giustizia fiscale più efficiente ed equa. È l’obbiettivo della proposta di riforma della giustizia tributaria dell’Unione nazionale camere avvocati tributaristi (Uncat), presentata ieri alla Camera dei deputati. Il mantenimento e il rafforzamento di una giurisdizione speciale in materia tributaria, costituita da giudici professionali di ruolo, autonomi, indipendenti e terzi rispetto alle parti, assunti mediante concorso con esami sulle materie attinenti le funzioni giurisdizionali, il passaggio della gestione ordinamentale dal Mef alla presidenza del consiglio dei ministri e la previsione di un giudice monocratico e di giudici tributari onorari sono i punti cardine della proposta Uncat che convergono con le proposte dei progetti di legge in esame sulla riforma della giustizia tributaria. «Il timore è che la commissione paritetica Economia-Giustizia appena istituita limiti il suo intervento a correzioni minimali di natura processuale, che hanno già dimostrato nel passato la scarsa efficacia senza peraltro incidere sul rapporto fisco-contribuente, che deve essere riequilibrato», ha evidenziato il presidente Uncat, Antonio Damascelli. «La riforma della giustizia tributaria è un tassello strategico della più ampia riforma fiscale al quale governo e parlamento stanno lavorando. Non un corollario ma un aspetto essenziale». Questo anche considerando l’alto valore del contenzioso fiscale: nel 2019 il valore complessivo delle controversie pendenti ammontava a 40,6 miliardi di euro, le nuove cause pervenute a 13,5 miliardi di euro mentre le controversie definite a 24,7 miliardi di euro, con un valore medio di 108 mila euro. Angelo Cuva, vicepresidente Uncat, ha evidenziato due delle principali difficoltà nel raggiungimento della riforma, sottolineando come «c’è un problema di deficit culturale o incapacità del sistema politico di portare avanti le riforme in certi settori, soprattutto in quello fiscale, ma poi il tema è un tema di copertura, di risorse finanziarie». Per questo, rimarcando l’irripetibilità delle condizioni attuali, afferma che «non sarebbe una strategia coerente quelle di utilizzare le risorse del Recovery fund solo per interventi relativi allo smaltimento del contenzioso. Il governo Draghi giovedì (domani, ndr) presenta la versione definitiva del Pnrr. Data l’ampia convergenza politica e parlamentare sui principi di riforma organica della giustizia tributaria, ci aspettiamo che essa sia inserita tra quelle che potranno contare sulle risorse del Recovery fund. Un investimento in uno dei comparti più sensibili per la crescita del Paese».

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