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Giustizia Ora il processo mette la freccia (telematica)

Il salto nel futuro è alle porte. E naturalmente suscita qualche dubbio e qualche esitazione. Il futuro della giustizia civile italiana si chiama processo telematico. Il via è previsto per il 30 giugno ma, come è logico che sia, servirà ancora una buona messa a punto e un lungo rodaggio prima che il sistema giudiziario italiano possa cambiare passo. 
Obiezioni e proposte
Dubbi e perplessità messi in bella mostra davanti al ministro della Giustizia Andrea Orlando da parte del mondo dell’avvocatura. Il tutto tra posizioni diverse, alcune molto critiche e preoccupate, altre più tranquillizzanti e collaborative come nel caso del Consiglio nazionale forense.
«L’avvocatura ha già raccolto la sfida, come dimostrano le iniziative promosse — commenta il presidente del Consiglio nazionale forenze Guido Alpa —. Auspichiamo una piena collaborazione da parte degli uffici giudiziari e una messa in opera efficiente da parte del ministero della Giustizia, che senz’altro valuterà le situazioni oggettive che non dovessero essere pronte per assumere gli accorgimenti atti a tutelare gli assistiti degli avvocati».
Molto più critica la posizione dell’Associazione nazionale forense: «Il processo civile telematico è una fondamentale occasione di crescita, culturale prima che economica. E, dunque, è estremamente importante che questa misura, che innoverà profondamente i Tribunali e la giustizia italiana prenda il via senza tentennamenti — premette Ester Perifano, segretario generale dell’Anf —. Proprio per questo diciamo no a soluzioni a macchia di leopardo, l’avvocatura si sta preparando coscienziosamente a raccogliere la sfida e confidiamo che facciano lo stesso anche le altri parti che concorrono al funzionamento della macchina della giustizia».
Velocità diverse
Insomma non sarà facile far entrare a regime la «giurisdizione 2.0». È evidente che da Nord a Sud in Italia ci siano tribunali con potenzialità e mezzi molto differenti ed è proprio questa la sfida che attende il processo telematico.
Al ministero della Giustizia però assicurano che la riforma sarà progressiva, entrerà a regime con il tempo e che attualmente si contano su una mano i tribunali italiani che non potranno attuare almeno alcuni passaggi del processo telematico. «Purtroppo non possiamo ignorare simili diversità — osserva Nicola Marino, presidente dell’Oua —. L’informatizzazione è in alcune zone inesistente mentre in altre aree le connessioni sono lentissime. Per depositare documenti corposi o comprensivi di fotografie l’invio può impiegare anche ore. Bisogna innanzitutto intervenire, quindi, sul sistema telematico per evitare eventuali interruzioni del servizio, con conseguenti danni per il lavoro dei legali e per l’esercizio stesso del diritto di difesa. Sul piano degli attori del processo esistono anche altre criticità: molte volte le cancellerie comunicano solo il dispositivo dei provvedimenti, obbligando così gli avvocati a prendere visione della motivazione e della copia integrale ancora con il sistema cartaceo. Va aggiunto che molti giudici continuano, spesso, a scrivere a mano i documenti, i quali devono essere poi scannerizzati e spesso non sono totalmente leggibili. Altra nota dolente è quella della formazione: non si è lavorato adeguatamente con gli avvocati e i funzionari». In tal senso però dovrebbe operare la Fondazione per l’innovazione e l’informatica giuridica che, insieme a Cassa forense e Cnf stanno provvedendo a corsi di formazione, eventi e punti d’accesso online per favorire il passaggio «nella nuova era».
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