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Giustizia, Mattarella avverte “Basta scontri, sì alla riforma”

Palermo Concetto Vecchio, Roma «La mafia, lo sappiamo, esiste tuttora. Non è stata ancora definitivamente sconfitta. Estende i suoi tentacoli nefasti in attività illecite e insidiose anche a livello internazionale ». Nell’aula bunker dove si celebrò il primo maxiprocesso alla mafia, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella parla sempre al presente per commemorare Giovanni Falcone e le altre vittime della strage di Capaci, uccise 29 anni fa. È un monito innanzitutto alle istituzioni: «È necessario tenere sempre la guardia alta e l’attenzione vigile da parte di tutte le forze dello Stato». Poi, fa un richiamo specifico e forte alla magistratura, alle prese con il caso Amara: «Contese, divisioni, polemiche all’interno della magistratura minano il prestigio e l’autorevolezza dell’ordine giudiziario. Anche il solo dubbio che la giustizia possa non essere, sempre, esercitata esclusivamente in base alla legge provoca turbamento».
È il «giorno della memoria e anche dell’impegno», come dice Maria Falcone, la sorella di Giovanni. «Perché c’è tanto da fare. Sul fronte delle verità che ancora non abbiamo. E per frenare la riorganizzazione mafiosa». La ministra dell’Interno Luciana Lamorgese la definisce in modo preciso la nuova mafia: «Oggi, non ha confini, ed è riuscita a infiltrarsi nell’economia legale, anche in alcuni settori sanitari». Il presidente Mattarella non usa mezzi termini per sottolineare l’esigenza di una presa di posizione chiara, in tutti gli ambiti della società: «Nessuna zona grigia, omertà: o si sta contro la mafia o si e complici dei mafiosi, non ci sono alternative ». La ministra Marta Cartabia ha ricordato che «il lavoro di Falcone fu straordinario: andare alla ricerca della forza economica della mafia lo portò a sviluppare la consapevolezza che occorreva lavorare a livello internazionale».
Sulla giustizia sono venute parole severe da parte del Presidente della Repubblica. Sui casi Amara e Palamara, che hanno minato la credibilità della magistratura, Mattarella ha auspicato inchieste sollecite. Gli strumenti, per ridare prestigio all’ordine giudiziario, sono dati dalla legge o dai regolamenti del Csm. Il presidente ha contrapposto la rettitudine e il limpido esempio morale di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino («a figure come loro la società civile guarda con riconoscenza, come lezioni che consentono di nutrire fiducia nella giustizia») a pezzi di magistratura i cui «sentimenti di contrapposizione, contese, divisioni, polemiche, minano il prestigio e l’autorevolezza dell’ordine giudiziario».
L’intervento era stato invocato da più parti, da settimane. Il Capo dello Stato, fedele al suo stile, ha scelto un momento istituzionale per farlo. Ha alzato il tono della voce per ricordare che «se la magistratura perdesse credibilità agli occhi della pubblica opinione s’indebolirebbe anche la lotta al crimine e alla mafia». Dal Colle più volte, nelle scorse settimane, avevano fatto trapelare che del caso Amara se ne devono occupare i giudici. E ieri ha ripetuto: «La credibilità della magistratura e la sua capacità di riscuotere fiducia sono imprescindibili per il funzionamento del sistema costituzionale e per il positivo svolgimento della vita della Repubblica. A questo scopo gli strumenti non mancano. Si prosegua, rapidamente e rigorosamente, a far luce su dubbi, ombre, sospetti, su responsabilità. Si affrontino sollecitamente e in maniera incisiva i progetti di riforma nelle sedi cui questo compito è affidato alla magistratura ». Concetti che il Presidente aveva già ribadito nel giugno 2019 al Csm e nel giugno 2020 al Quirinale. Riformare il Csm malato di correntismo e allo stesso fare pulizia sugli scandali: «rapidamente», «rigorosamente ».
Ci sono ferite ancora aperte. È Manfredi Borsellino, il figlio del giudice Palermo, a rimarcarle: «Le istituzioni non fecero tutto quello che c’era da fare per salvare uno dei suoi figli migliori». È la prima volta che parla in tv di suo padre e di quei giorni. Indossa la divisa di vice questore della polizia: «Mi onoro di portare questa uniforme, che però non fu onorata da alcuni vertici della polizia in quegli anni». Il presidente della Camera Roberto Fico ha ricordato che l‘impegno contro le mafie deve essere quotidiano.
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