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Giustizia, maggioranza in subbuglio I 5S tentati dal no alle riforme

La maggioranza si slabbra sulla giustizia. Prima la Lega terremota Cartabia con i referendum. E tira a destra. Ma adesso, dopo l’incontro di lunedì con la Guardasigilli, una forza propulsiva opposta tira a sinistra. È quella dei 5Stelle. Che davanti a Cartabia si sono comportati come dei signori. Ma poi, riflettendo sulle proposte, hanno cominciato a essere tentati di far saltare il banco. E quando, alla Camera, ieri mattina l’ex Guardasigilli Alfonso Bonafede ha incontrato Enrico Costa di Azione non è riuscito a trattenersi dal dirgli: «Siete contenti eh?!?!». Alludendo, chiaramente, ad almeno tre o quattro punti delle proposte di Cartabia, che gli sono andate decisamente di traverso, e che sarebbero di stampo conservatrice. Per intenderci, roba di destra.
Quali sono? Eccole. La netta marcia indietro, comunque vada, sulla prescrizione di Bonafede e addio allo stop dopo il primo grado; il processo d’appello praticamente quasi cancellato in stile Gaetano Pecorella (l’ex pupillo di Berlusconi che diede il nome alla legge, poi soppressa dalla Consulta, che legava le mani al pm che perde il processo); le priorità dell’azione penale decise dal Parlamento (le propose l’ex Guardasigilli Angelino Alfano); la stretta, inequivocabile, sui pubblici ministeri messi sotto l’usbergo dei gip. Che addirittura potranno fare le pulci al pm se conduce le indagini con troppa lentezza. Non basta: sempre il gip potrà controllare se il pm fa la furbata di cambiare la data di iscrizione dell’imputato nel registro degli indagati.
A questo punto il tam tam delle lamentele degli M5S arriva a palazzo Chigi, entra nella stanza di Draghi, e nella testa del premier scatta un campanello di allarme. Si materializza il timore che sulla giustizia la maggioranza non riesca a tenere la barra dritta. Che faccia acqua in Parlamento. Un fatto, però, è certo, e anche documentato dalle verifiche di Repubblica . In via Arenula la giurista Cartabia è tranquilla. Convinta com’è che tutte le contraddizioni sfumeranno quando lei, tra una settimana, presenterà alla Camera i suoi emendamenti sul processo penale. Che terranno conto delle pur diverse anime della maggioranza, e che saranno una sintesi delle ben 721 richieste di modifica al testo base di Bonafede sul processo penale presentate dai partiti, ma anche del lavoro, considerato “prezioso”, dell’ex presidente della Consulta Giorgio Lattanzi. Oggi al vertice del gruppo di lavoro che, per scelta di Cartabia, ha rimesso mano al processo penale in versione Bonafede. Con una mappa di modifiche che sicuramente piacciono alla destra, tant’è che proprio l’ex forzista Costa tuitta entusiasta «il “fine processo mai” va in archivio, la Cartabia illustra una proposta seria per cancellare i danni di M5S, lo smarrimento dei grillini è evidente, speriamo che il Pd non faccia di nuovo il loro gioco ».
Una polveriera potenziale pronta a esplodere. Legittimo dunque che oggi, di fronte agli spifferi che entrano dalla sua finestra, Mario Draghi si preoccupi, anche perché la Guardasigilli Marta Cartabia, lunedì pomeriggio con modalità da remoto, il che ha evitato la rissa in diretta, ha presentato la riforma della giustizia accentuando molto il rischio che, se dovesse fallire il tentativo di approvare in tempo le riforme, anche i fondi del Recovery potrebbero saltare. O addirittura ne potrebbe essere richiesta una restituzione. E con l’aria che tira in Parlamento — M5S deluso e furibondo, Lega che punta sui referendum — tocca solo al Pd accollarsi il peso di un possibile compromesso. A questo punto la domanda legittima è, ma sulla giustizia la maggioranza terrà, o precipiterà rovinosamente?
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