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Giustizia, l’ultimo fronte M5S-Lega

Il decreto Sicurezza bis, la riforma delle autonomie, la Tav, l’acqua pubblica, la flat tax, la manovra. Di materia per dividersi ce n’è in abbondanza e così si naviga a vista, con Lega e 5 Stelle che dovrebbero andare nella stessa direzione, ma spesso sono su fronti opposti. Questo pomeriggio la maggioranza di governo, presente anche Matteo Salvini, si ritroverà seduta al Consiglio dei ministri per confrontarsi su un altro dei temi chiave di questi giorni: la riforma della giustizia.

Nei giorni scorsi, in un’intervista al Corriere della Sera, il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede aveva attaccato la Lega: «È arrivato il momento di decidere, e con urgenza. Bloccare una riforma che riduce i tempi della giustizia civile e penale significa bloccare l’economia italiana». Alla diffidenza di Salvini, il Guardasigilli aveva risposto annunciando che ci sono state diverse modifiche alla bozza, per andare incontro alle richieste. La Lega vorrebbe inserire nella riforma anche una stretta sulle intercettazioni e la separazione delle carriere tra giudici e pm. Ma Bonafede non è d’accordo: «Inserirli significa procrastinare i tempi». Ieri la Lega ha fatto sapere che, «al contrario di quello che viene raccontato da persone vicine al Guardasigilli, il testo non è stato condiviso con la ministra Bongiorno. È vero che lei ha partecipato ad alcune riunioni, ma le sono state bocciate quasi tutte le proposte».

Già questa mattina potrebbe esserci una prova che mette a rischio la maggioranza. Ci sono due voti in Senato, per sostituire il pd Edoardo Patriarca, dopo il riconteggio, e per assegnare un seggio ancora vacante. Nel primo caso potrebbe subentrare un leghista, nel secondo un 5 Stelle (in Umbria, invece che in Sicilia). Il voto sarà a scrutinio segreto e non si escludono agguati.

Sulla Tav i leghisti hanno deciso di non presentare mozioni. Non voteranno il testo No Tav dei 5 Stelle, ma non è stato ancora deciso se ci sarà un no o se usciranno dall’Aula. E neanche se voteranno la mozione del Pd. Di Maio spiega: «La nostra mozione non è una sfiducia a Conte e non vogliamo crisi di governo». Se crisi c’è, aggiunge, «è crisi di qualche partito che, insieme a chi ha fatto la Fornero e il Jobs act, regala 2,2 miliardi a Macron».

Questa mattina alle 9 scade il termine per la presentazione degli emendamenti del decreto Sicurezza bis. I 5 Stelle voteranno a favore ma si temono una decina di defezioni. Di Maio rassicura: «Per me si vota e si va avanti. Anche perché è un provvedimento che contiene una nostra misura che dice che se un’imbarcazione viola le nostre regole viene confiscata». Slitta invece, a dopo agosto, la mozione di sfiducia a Salvini, chiesta dal Pd.

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