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Giustizia, l’Italia è in coda

 di Tancredi Sequi

Un quinto delle sentenze della Corte europea per i diritti dell'uomo rimaste inapplicate è legato al nome dell'Italia. Il primato, che consegna alla Penisola la maglia nera d'Europa per il quinto anno consecutivo, è contenuto nel rapporto 2011 pubblicato ieri dal Consiglio d'Europa. «Si tratta di un fenomeno dovuto alla giustizia lumaca», hanno avvertito gli esperti di Strasburgo che hanno inserito l'Italia nella lista dei sorvegliati speciali in sede europea. E non poteva andare altrimenti, con ben 2.522 sentenze inapplicate nello Stivale su un totale di 10.689 a livello comunitario. Alle spalle dell'Italia, nella classifica 2011 degli Stati inadempienti stilata da Strasburgo, figurano anche la Turchia con 1.780 casi, seguita dalla Russia con 1.087, dalla Polonia con 924 e dall'Ucraina con 819. Situazione ben diversa nelle principali economie del Vecchio continente. In Francia, per esempio, le sentenze inapplicate sono calate da 101 a 75, mentre in Gran Bretagna si è passati da 67 a 40 e in Germania da 76 a 88. Hanno fatto meglio dell'Italia anche gli spagnoli dove appena 27 sentenze risultavano in attesa di applicazione alla fine del 2011. Il numero di sentenze inapplicate non rappresenta, tuttavia, il solo motivo di preoccupazione per l'Italia in sede comunitaria. Alla fine dello scorso anno, infatti, la Penisola ha ottenuto il primato legato alla lentezza dei pagamenti risarcitori a seguito di giudizi passati in giudicato.

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