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Giustizia lenta? Lo Stato paga

Nel bilancio dello stato si consolida la presenza della voce «debito Pinto», dal nome della legge (89/2001) che ha introdotto il diritto per il cittadino, che ha in corso una causa da più di 3-4 anni, di ottenere un risarcimento per danni sia «morali» che «patrimoniali» in seguito alla violazione della «Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali» (Cedu).

Oltre all’inesorabile allungamento dei tempi per rispondere alla richiesta di giustizia, infatti, negli ultimi anni lo Stato ha visto anche moltiplicarsi le richieste di indennizzo: se nel 2010 per l’applicazione della legge Pinto il ministero della giustizia ha chiesto a quello dell’economia 95 milioni, nel 2011 ne ha chiesti 205 milioni di euro. Ricevendone, però, meno del 10%. Tanto che a ottobre 2012 il «debito Pinto» ammontava a oltre 330 milioni di euro. E con un arretrato di 9 milioni di processi (civili e penali) c’è da prevedere che la cifra lieviti ulteriormente nei prossimi anni. Se questa è la situazione non c’è da stupirsi se nel frattempo sono nati o si sono affermati studi legali che si propongono di assistere i cittadini chiedendo in cambio una percentuale del risarcimento.

Allarme giustizia

Alla luce della politica del rigore sulla spesa pubblica adottata dall’ultimo governo, il ministro della giustizia Paola Severino nel corso dell’inaugurazione dell’anno giudiziario 2013 ha ricordato che «il contenimento della litigiosità e la ragionevole durata delle liti restano il tema principale degli ultimi anni e costituiscono obiettivo primario da perseguire e realizzare nell’anno 2013. La materia dei ritardi giurisdizionali costituisce una voce in passivo del bilancio della Giustizia, voce la cui eliminazione dovrebbe porsi come prioritario obiettivo dell’amministrazione per la sua incidenza anche sulla valutazione di efficienza e affidabilità dello Stato e dei suoi poteri». Solo nel 2012 si sono avute ben 695 sentenze di ottemperanza per mancato pagamento delle condanne Pinto, di cui solo 330 eseguite per mancanza di personale da parte della Direzione generale. «Anche per l’anno 2013», ha ricordato la Severino, «è previsto uno stanziamento che, per quanto più alto dei precedenti anni (50 mln di euro), del tutto insufficiente a soddisfare il debito assunto nel 2012 e il debito pregresso».

Lavoro per avvocati

Che la legge Pinto sia un tema molto dibattuto, è quantomai evidente anche su internet: in rete la stringa «risarcimento legge pinto» totalizza 85.100 risultati, mentre «indennizzo legge pinto» solo 28.500. La voglia di risarcimento è sbarcata anche su Facebook, dove il gruppo «Risarcimento legge Pinto» ha totalizzato 27 «mi piace». Bene anche avvocatogratis.com, che offre la possibilità di scaricare un e-book di 17 pagine che guida alla scoperta dell’indennizzo attraverso il gratuito patrocinio. Il manuale è gratuito, liberamente scaricabile e può essere diffuso a chiunque. La pagina Fb «Avvocato gratis: gratuito patrocinio a spese dello stato» ha totalizzato quasi 60 mila like. Da qui è possibile sottoscrivere la petizione al premier per «aggiornare il tetto reddituale del patrocinio a spese dello Stato recuperando il ritardo accumulato di 31 mesi per farlo arrivare almeno sopra gli 11.100 euro». Una petizione che permetterebbe anche a chi non ha molti soldi di chiedere i risarcimenti Pinto. Naturalmente la Rete incoraggia i contatti. Se avete bisogno di una consulenza per sapere, gratuitamente, la possibile entità del risarcimento, potete digitare l’indirizzo www.bartolinistudiolegale.com. Lo studio toscano Bartolini offre la consulenza gratuita e poi spiega quali saranno le spese in caso di lite: «Anticipo da parte del cliente delle sole spese vive necessarie alla redazione del ricorso, al viaggio (vitto e alloggio e biglietto treno, spese domiciliatario) per spostamenti nelle varie località per presenziare all’udienza». Però: «Solo una volta ottenuto il risarcimento si provvederà al pagamento della prestazione offerta in base al patto di quota lite che verrà sottoscritto dal cliente al momento dell’incarico, pari al 20% del risarcimento ottenuto». Se poi il cliente sceglie di «abbandonare la causa, in caso di revoca del mandato e/o di rinuncia da parte del legale incaricato dovranno essere corrisposte le spese vive sostenute, se non già rimborsate, oltre al pagamento dell’attività sino ad allora svolta sulla base delle tariffe in vigore che verranno applicate al minimo previsto». Ilrisarcimento.com offre una consulenza gratuita e promette: «Con noi il ricorso è gratis». Trattabile lo studio legale Pezzano Soldaini & Partners, che in tema di Legge Pinto sul suo sito promette: «Per favorire una relazione professionale condivisa, il compenso dello studio, su richiesta del cliente e previa valutazione della complessità della vicenda, potrà esser legato anche all’effettivo risultato conseguito». Sempreché lo Stato abbia soldi da restituire ai cittadini…

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