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Giustizia lenta, conto da 84 milioni

di Donatella Stasio

Nel 2011, l'eccessiva durata dei processi è costata allo Stato 84 milioni di euro. «Una vera e propria emorragia che appare angosciosamente inarrestabile e autoriproduttiva di ulteriori ritardi», ha detto ieri il ministro della Giustizia Paola Severino nella relazione alle Camere per l'inaugurazione del nuovo anno giudiziario. Nel 2003 i risarcimenti ammontavano a 5 milioni di euro, saliti a 40 milioni nel 2008 ed esplosi nel 2011. Nel frattempo, la piaga dell'eccessiva durata dei processi si è fatta sempre più grave: nell'anno giudiziario giugno 2010-giugno 2011, una causa civile è durata, tra Tribunale e Corte d'appello, 1.502 giorni, più 1.110 in Cassazione, per un totale di 2.612 giorni. Numeri che, a seconda della base temporale di calcolo, cambiano di poche unità ma confermano un trend in aumento, destinato a pesare come un macigno sull'efficienza del servizio giustizia e quindi sulla competitività del sistema Paese. La Severino ha ricordato che Bankitalia stima in un punto di Pil la perdita secca dovuta all'inefficienza della giustizia civile. «Ne ho parlato con il presidente Monti in diverse occasioni» ha fatto sapere, confermando che «restituire efficienza alla giustizia civile, per recuperare ricchezza e competitività, è il vero obiettivo da perseguire, perché ciò consentirebbe di trasformare le criticità del sistema giudiziario italiano in opportunità di sviluppo e di crescita economica, ben oltre i semplici, e pur necessari, risparmi di spesa».
Non va meglio nel penale, visto che un processo impiega 1.831 giorni dalle indagini alla Cassazione e che, nel solo 2011, lo Stato ha sborsato 46 milioni di euro per risarcire chi ha subìto un'ingiusta detenzione o un errore giudiziario (in media 2.369 casi all'anno). Il ministro non ne ha parlato, ma il suo ufficio statistico ha calcolato anche il costo della prescrizione, che nel 2011 ha bruciato 144mila processi (meno della media degli ultimi anni, che era di 170mila) per un ammontare di 75 milioni di euro (ogni processo costa, in media, 521 euro).
Troppo alto ancora il numero di questioni per cui si chiede l'intervento del giudice, intasando così un sistema già ingolfato da 9 milioni di processi arretrati (al 30 giugno 2011), 5,5 per il civile e 3,4 per il penale. Per non parlare delle carceri, tema che la Severino considera prioritario perché l'attuale situazione «rischia di travolgere il senso stesso della nostra civiltà giuridica», senza peraltro garantire meglio la sicurezza collettiva. È «un'anomalia» che 28mila detenuti siano in attesa di giudizio, cioè il 42% dell'intera popolazione carceraria, tant'è che la Severino auspica un uso «più prudente» della custodia cautelare in carcere. Quindi rivendica le misure adottate dal governo, a cominciare dall'ampliamento della «svuota carceri» che consentirà di mandare ai domiciliari 3.327 detenuti con un risparmio di spesa di 375.318 euro al giorno.
In funzione di un recupero di efficienza, il ministro ha insistito sulla necessità di portare a compimento la riforma della geografia giudiziaria (varata dal governo precedente) e ha promesso per marzo-aprile il taglio dei "tribunalini", che consentirà anche una migliore specializzazione dei giudici e quindi maggiore prevedibilità delle decisioni, fattore importante per la crescita. Lungo è stato il resoconto sulle riforme portare al traguardo, su quelle avviate nonché sugli impegni del «prossimo futuro», tra cui figura la lotta «a tutte quelle forme di illecita sottrazione di danaro al circuito della legalità», quindi corruzione, evasione fiscale, riciclaggio. Su questo, «c'è il mio personale impegno e del governo», ha concluso la Severino, convinta che «la drammatica congiuntura economica internazionale» possa essere un'occasione «forse irripetibile» per riformare il sistema giudiziario italiano, purché tutti siano disposti a «rinunciare a qualche privilegio o a qualche abitudine consolidata e rassicurante».

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