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Giustizia, l’arretrato invecchia. Cause pendenti da 65 anni

Arretrato civile in versione vintage. Per eliminare il contenzioso accumulato nei tribunali italiani, il ministero della giustizia è andato a scavare indietro fino agli anni 50. Più precisamente a quando, nel 1951, si formava il settimo governo De Gasperi e il ministro di grazia e giustizia era Adone Zoli. Sì, perché quasi 65 anni e 15 legislature dopo, secondo i dati diffusi da via Arenula all’interno del progetto Strasburgo 2, esistono ancora procedimenti che non sono mai arrivati a sentenza: in alcuni casi si tratta di false pendenze o fascicoli di preture soppresse, giustificano i tribunali interpellati da ItaliaOggi Sette. In altri però non c’è smentita. E comunque in totale, l’arretrato che ci portiamo dietro dal ‘900, tra contenzioso civile classico e procedimenti dell’area fallimentare, è pari a quasi 45 mila pendenze, da azzerare nei prossimi quattro mesi. Con i dieci tribunali più «legati» al secolo scorso che, in entrambe le aree, sono tutti da Roma in giù. Per dare l’idea, basti pensare che al tribunale di Santa Maria Capua Vetere, il 9 luglio 2015, si è tenuta la 68ª udienza relativa a un procedimento datato 1979. Che non è bastata, perché si è conclusa con deposito ed esame della consulenza tecnica.

Ma vediamo nel dettaglio quali sono i tribunali che dovranno adoperarsi di più per cancellare le pendenze di oltre 15 anni fa. Con il ministero della giustizia che, attraverso il progetto Strasburgo 2, ha stilato una «lista nera» di 35 circondari che superano la soglia critica in quanto a mole di contenzioso arretrato «ultratriennale», ovvero che di fatto pesa sul bilancio dello stato in ottica rimborsi ex legge Pinto, per eccessiva durata dei processi.

La guerra dei dati. I dati raccolti dal ministero della giustizia sul contenzioso pendente relativo al secolo scorso, quindi con anzianità superiore ai 15 anni, sono suddivisi in due aree: l’area Sicid, cioè le cause contenziose classiche, e l’area Siecic, ovvero fallimenti e procedure affini, esecuzioni immobiliari e mobiliari. Nel contenzioso classico le pendenze sono 7.026, mentre nella seconda area sono 37.506. Andando a vedere la suddivisione per anno di iscrizione, vediamo che alcuni tribunali hanno ancora pendenze relative agli anni 50: Cagliari, Foggia, Roma, Tempio Pausania e Verbania nel contenzioso classico; sempre Cagliari, L’Aquila, Reggio Calabria e Santa Maria Capua Vetere per l’area «fallimenti». Dati che però in alcuni casi (Verbania, Tempio Pausania, Santa Maria Capua Vetere) vengono smentiti dai tribunali, che addebitano le pendenze degli anni 50 o a date fittizie inserite per distinguere i fascicoli provenienti dai piccoli tribunali annessi, oppure contestano i dati forniti da via Arenula. In altri casi però (Cagliari e Reggio Calabria) non è arrivata alcuna smentita.

I tribunali con più arretrato. Dalla rielaborazione di ItaliaOggi Sette dei dati del ministero della giustizia emergono i tribunali che si portano dietro il maggior peso del contenzioso del secolo scorso. E il primo dato significativo è che in entrambe le aree considerate (Sicid e Siecic) i dieci tribunali «peggiori» sono tutti da Roma in giù. In particolare, per quanto riguarda l’arretrato di tipo fallimentare, si vede che la gran parte è concentrato in Sicilia. Tra Palermo (2.521), Catania, (2.426), Siracusa (1.099), Ragusa (859), Messina (676), Marsala (599), Barcellona Pozzo di Gotto (420), Caltanissetta (373), Enna (368), Caltagirone (345), si arriva a quasi 10 mila pendenze, praticamente un terzo del totale. Nell’area del contenzioso «classico», invece, la Campania risulta la regione più «rappresentata», con Salerno e Napoli ai primi due posti per arretrati del secolo scorso e Santa Maria Capua Vetere comunque tra i primi dieci. In genere, il maggior numero di pendenze è relativo agli anni 90, ma tra i tribunali che devono tornare più indietro nel tempo per eliminare il contenzioso c’è sicuramente quello di Taranto, che, per l’area Siecic, vanta ben tre pendenze degli anni 60, 18 degli anni 70 e ben 577 degli anni 80. Catania, invece, ne ha 3 degli anni che vanno dal 1960 al 1969, 27 sono degli anni 70 e 562 del periodo 1980-1989. Buon viaggio nel tempo, dunque.

Obiettivo azzeramento del rischio Pinto. Quasi 120 mila cause pendenti da smaltire entro maggio 2016. Di queste, circa 45 mila vanno azzerate entro gennaio del prossimo anno. È la road map disegnata dal ministero della giustizia, attraverso il progetto Strasburgo 2, per resettare l’arretrato che tribunali e Corti d’appello si trascinano dietro dal 1951 al 2005. Potrebbe chiamarsi «operazione azzeramento rischio Pinto» quella messa in atto dal capo dipartimento, Mario Barbuto, che dopo aver raccolto i dati sulle pendenze di tutti i tribunali e le corti d’appello italiane, ha individuato come prioritario lo smaltimento delle cause ultra triennali, anche sacrificando quelle più recenti. Obiettivo: diminuire il cosiddetto «rischio Pinto», vale a dire quel milione e 100 mila procedimenti che potenzialmente pesano sulle casse dello stato. Fatto sta che da questo mese, ovvero dalla pubblicazione della relazione di Barbuto sul sito del ministero, decorrono i termini di quattro mesi per «l’auspicabile azzeramento» delle cause del secolo scorso, che sono diminuite dalle originarie 86.283 alle attuali 44.639. E di otto mesi per il sempre «auspicabile azzeramento» delle cause iscritte a ruolo a inizio millennio e fino al 2005, che sono passate da 127.146 a 73.928, di cui 1.846 delle Corti d’appello e 72.082 dei tribunali (registri Sicid e Siecic). A vigilare sul rispetto delle scadenze sarà la direzione generale di statistica, che dovrà verificare anche il progressivo smaltimento delle 512.945 cause iscritte a ruolo negli anni 2006-2010. Per la vigilanza sulle 298.965 cause iscritte nell’anno 2011, via Arenula confida invece «nei poteri di autocontrollo dei Capi degli uffici, non senza sottolineare che nel 2016 quelle cause saranno già ultra-quadriennali, in conclamato rischio Pinto». Per queste ultime cause, la vigilanza-osservazione del ministero verrà infatti attivata dopo il superamento della «fase critica».

Il rischio Pinto. Dalla relazione di Barbuto emerge anche l’andamento del «rischio Pinto», che rispetto al 2013 è aumentato, mentre dall’altro lato le pendenze globali sono diminuite. Nel dettaglio, per l’anno 2013 il valore del «totale rischio Pinto» di 1.048.619 pendenze, corrispondeva al 28% del totale globale di 3.741.123, rilevato alla stessa data; per l’anno 2014, invece, il valore del «totale rischio Pinto» di 1.117.769, rilevato in sede di aggiornamento dopo un anno, corrisponde al 32% del totale globale di 3.494.549 pendenze. In altre parole, sottolinea il ministero, le cause ultra triennali sono aumentate, e quindi le pendenze globali sono sì diminuite del 6,6% (246.574 unità), ma nel contempo sono invecchiate. In particolare, per via Arenula questi dati sono preoccupanti anzitutto perché l’arretrato in senso stretto, ovvero i fascicoli ultra triennali, ha subito un incremento di 69.150 unità. Tale fenomeno ha inoltre inciso negativamente sul valore della «giacenza fisiologica», abbassando dell’11,7% il suo livello, da 2.692.504 pendenze (a fine anno 2013) a 2.376.780 (a fine 2014). «Il rischio degli indennizzi ex lege Pinto è in aumento, con un serio pregiudizio economico, attuale e futuro, per l’Erario», afferma Barbuto, «è un dato allarmante perché dimostra il trend non positivo della crisi del sistema-giustizia sotto il profilo della durata ragionevole delle cause civili che, non si dimentichi, ha rilevanza costituzionale ed europea nonché un forte impatto sull’economia del paese e anche sul bilancio del ministero della giustizia».

L’operazione «depurazione». Dopo aver depurato i dati, eliminando anzitutto le pratiche del giudice tutelare di competenza dei tribunali ordinari, «dato che la loro definizione non dipende dalla volontà né dalla diligenza del giudice», le prospettive cambiano. Il rischio Pinto diminuisce dal valore di 1.117.769 a 930.477, mentre il tasso di invecchiamento delle pendenze passa dal 32% al 29,5%.

Il reclutamento. Per realizzare l’obiettivo «azzeramento rischio Pinto», il ministero della giustizia ha avviato anche un progetto di «reclutamento» di risorse da distribuire nei tribunali più bisognosi. In particolare, ricorda lo stesso Barbuto nella sua relazione, sono stati assunti 48 cancellieri provenienti dalle graduatorie di altri ministeri o comparti (in particolare ministero degli interni). Inoltre, è in corso l’assunzione di 96 funzionari provenienti dal concorso Ice (Istituto nazionale commercio estero). A seguito di un accordo di condivisione di una graduatoria relativa al concorso per esami a 107 posti nei ruoli del personale dell’Istituto, infatti, via Arenula è in procinto di assumere 96 funzionari per destinarli agli uffici giudiziari. Ancora, 1.031 unità sono in corso di assunzione a seguito del bando di mobilità esterna del novembre 2014, la cui graduatoria provvisoria è stata pubblicata sul sito del ministero della giustizia il 19 agosto 2015. Duemila unità, sottolinea ancora via Arenula, saranno assunte ai sensi dell’art. 21 dl 27 giugno 2015, n. 83 convertito con modificazioni dalla legge 6 agosto 2015, n. 132. Si tratta, in totale, di circa 3.200 nuove risorse per combattere il «rischio Pinto».

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