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Giustizia, l’appello è un optional

Il processo civile si gioca su due gradi: merito e cassazione. In prospettiva l’appello diventerà un optional limitato ai soli casi in cui effettivamente la sentenza di primo grado è sbagliata e ingiusta.

Il decreto legge sulla crescita (83/2011) affronta il nodo giustizia e taglia i tempi processuali, scavando la terra sotto i piedi delle impugnazioni.

Se sono solo un pretesto per allungare i tempi e, magari, lucrare sulla propria morosità non c’è speranza: saranno stoppati sul nascere con una pronuncia di inammissibilità. Che cosa c’entri tutto ciò con la crescita e lo sviluppo lo spiega la relazione illustrativa al decreto.

Nei lavori preparatori, infatti, si mette in connessione la disfunzione dell’appello civile con la credibilità del sistema Italia agli occhi degli investitori internazionali: gli indici «doing business» della Banca mondiale indicano nel sistema delle impugnazioni l’elemento di maggiore l’inefficienza della giustizia civile italiana, e uno dei maggiori disincentivi allo sviluppo degli investimenti in Italia: tutto ciò costa, stando alla relazione del governatore della Banca d’Italia del 31 maggio 2011, la perdita annua di prodotto di un punto percentuale.

Insomma con l’appello ridotto ai minimi termini si guadagna un punto di pil.

Sempre stando alle statistiche, le impugnazioni sia di merito (appelli) sia di legittimità (cassazione) sono la causa dello sforamento dei termini ragionevoli del processo e quindi la causa principale dell’esborso dello stato per pagare le riparazioni da processi-lumaca.

Il rimedio trovato è il filtro all’appello. Oggi si presenta l’appello e si ha la sicurezza che l’impugnazione sarà discussa e si arriverà a una decisione di merito. Con il filtro all’appello l’impugnazione deve superare un filtro di ammissibilità costituito da un preliminare vaglio sulla ragionevole prospettiva (in base agli atti e agli orientamenti della giurisprudenza) che l’appello possa essere vittorioso.

L’impatto non dovrebbe essere deflagrante per il diritto di difesa si legge nella relazione al decreto: già oggi, nel 68% dei casi, il giudizio di appello si conclude con la conferma di quello di primo grado (ma qualche dubbio rimane pensando alla alta discrezionalità affidata al giudice nella valutazione di ammissibilità).

Solo che per arrivare in fondo, in 6,8 casi su 10, si istruisce un processo dall’inizio alla fine: con le novità in molti casi il processo termina alla prima udienza con una ordinanza di inammissibilità.

Vediamo il dettaglio tecnico della novella. La prima novità riguarda le formalità dell’atto introduttivo dell’appello (citazione o, per il processo del lavoro, ricorso).

L’atto iniziale deve indicare analiticamente i passi della sentenza criticata (a pena di inammissibilità); scrivere male l’atto significa perdere la causa.

Il decreto legge 83/2012 prevede, a pena di inammissibilità, l’indicazione, nell’atto di appello, delle parti del provvedimento che si intendono appellare e delle modifiche che vengono richieste alla ricostruzione del fatto compiuta dal giudice di primo grado; l’indicazione delle circostanze da cui deriva la violazione della legge e della loro rilevanza ai fini della decisione impugnata. Lo stesso vale per l’appello nel processo del lavoro.

Presentato l’appello, il giudice di appello deve valutare se è ammissibile, magari con una apposita udienza filtro. Preventivamente, dunque, il giudice deve valutare se ci sono probabilità di accoglimento dell’appello. Se la risposta è negativa, rimane sempre la possibilità del ricorso in cassazione, anche se si tratta di un rimedio a metà, considerando che la cassazione giudica solo sulla esatta interpretazione della legge e non giudica (quasi) mai sul fatto.

La decisione sull’ammissibilità dell’appello deve essere preceduta da una discussione tra le parti, che possono dire la loro opinione: il giudice deve, infatti, sentire le parti.

Così se si ritiene che l’appello non abbia ragionevoli probabilità di essere accolto, il giudice dichiara l’inammissibilità, alla prima udienza di trattazione, con ordinanza succintamente motivata. Nell’ordinanza il giudice si pronuncerà anche sulle spese di giudizio.

Nel caso di appello ammissibile, si procede alla trattazione, senza adottare alcun provvedimento. L’ordinanza di inammissibilità potrà essere pronunciata soltanto quando tutte le impugnazioni, principali e incidentali non tardive, non hanno ragionevoli probabilità di essere accolte.

Altre novità relative all’appello introducono limitazioni alla possibilità di portare nuovi documenti in appello: con le modifiche approvate le parti possono portare documenti nuovi solo dimostrando di non averlo potuto fare prima, e in nessun altra ipotesi (neppure se il giudice lo ritiene indispensabile).

La disciplina attuale dell’articolo 345 codice di procedura civile consente alla Corte di appello di ammettere documenti nuovo anche quando ritenuti indispensabili ai fini della decisione della causa. L’indispensabilità non basta più. Analoga limitazione è introdotta all’ammissione di nuovi mezzi di prova e nuovi documenti nell’appello avverso l’ordinanza provvisoriamente esecutiva nel procedimento sommario di cognizione: ora ammessi se «rilevanti», diventano ammissibili solo in quanto «indispensabili».

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