Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Giustizia, la riforma non decolla

In principio furono le «12 linee guida», tante quante le fette della torta che da fine giugno campeggia sul sito del ministero della Giustizia sotto il titolo «Riforma». Poi divenne un pacchetto di 7 provvedimenti – un decreto legge e 6 ddl – per «rivoluzionare» il sistema. Riforme già belle e fatte, a sentire il governo in questi mesi: «Abbiamo approvato il falso in bilancio!», «Abbiamo riformato la giustizia civile!», «Abbiamo introdotto l’autoriciclaggio!» e via dicendo. Oggi, di quel pacchetto, soltanto il decreto sull’arretrato civile diventa legge (con fiducia), mentre gli altri 6 ddl restano al palo. Di più: ben 5 sono ancora invisibili. Altro che operativi. Fatta eccezione per la responsabilità civile dei magistrati e per la norma sull’autoriciclaggio – estrapolata dal ddl sulla criminalità economica e diventata un emendamento al ddl sul rientro dei capitali dall’estero – i testi non sono neppure arrivati in Parlamento. E in alcuni casi, come la delega sul processo penale contenente l’attesa riforma della prescrizione, vengono dati addirittura per dispersi.
Eppure sono trascorsi oltre due mesi da quando, il 29 agosto, il Consiglio dei ministri ha varato il pacchetto, peraltro con due mesi di ritardo rispetto al cronoprogramma di Matteo Renzi, secondo cui il mese della riforma della giustizia avrebbe dovuto essere giugno. A quell’appuntamento, infatti, il governo arrivò a mani vuote ma con le slide sugli ormai famosi 12 punti, spiegando però che voleva «aprire» la riforma alla consultazione popolare, tant’è che le «linee guida» furono pubblicate online sui siti di palazzo Chigi e di via Arenula. Ma tant’è. Il 29 agosto finalmente il varo: un decreto legge per dimezzare in un anno l’arretrato civile, e 6 ddl, appunto, di cui 4 di delega al governo (processo civile e penale; estradizioni, magistratura onoraria) e due ordinari (responsabilità civile dei giudici e criminalità economica. In più di un caso l’approvazione avvenne «salvo intese» e questo spiega, in parte, il ritardo e la continua riscrittura dei testi. Ad oggi ne mancano all’appello 5 su 6. Un ritardo inspiegabile, che ha finito per frenare il lavoro delle Camere sugli stessi temi. Così è avvenuto per la prescrizione: la commissione Giustizia di Montecitorio aveva cominciato a lavorare alla riforma ben prima dell’estate ma è stata bloccata (e poi rallentata), prima dagli annunci del governo e, poi, dalla notizia dell’approvazione di un testo governativo che, però, oggi sembra desaparecido. Idem per la riforma dell’anticorruzione il cui esame era cominciato al Senato ma è stato bloccato.
Qual è, dunque, lo stato dell’arte? Il ddl sulla responsabilità civile è da poco giunto al Senato ed è stato trasformato in emendamento al testo già in esame avanzato. L’Italia è sotto procedura di infrazione europea, per cui ora il tempo stringe ma, visto lo scontro con l’opposizione (e nella maggioranza), non si esclude il ricorso a un decreto legge.
Il ddl sulla «criminalità economica», più volte scritto e riscritto, è arrivato al Quirinale solo lunedì sera e contiene – oltre a falso in bilancio e misure di prevenzione contro la criminalità mafiosa – anche la norma sull’autoriciclaggio, ma nel testo precedente a quello che nel frattempo governo e maggioranza hanno presentato come emendamento al ddl sul rientro dei capitali dall’estero. Nel provvedimento, invece, non c’è la modifica (data per invece approvata al Cdm di agosto) della concussione, con l’inserimento dell’incaricato di pubblico servizio tra gli autori del reato.
È già passato al vaglio del Colle il ddl delega su rogatorie e estradizioni (riforma del libro XI Cpp), che però è parcheggiato a Palazzo Chigi per un problema di copertura finanziaria, mentre nulla si sa – benché se ne sia scritto moltissimo – sull’ambizioso ddl delega per la riforma complessiva del processo civile né di quello – sempre una delega – sulla riforma della magistratura onoraria. Ma se in questi casi sono circolate varie bozze, nulla si è visto sulla delega sul processo penale, che dovrebbe contenere la pluriannunciata riforma della prescrizione, passaggio essenziale per rendere più efficace la lotta giudiziaria al malaffare, e su cui siamo stati messi in mora da anni sia dall’Ocse che dall’Europa.
A conti fatti, rispetto alle scadenze fissate, la riforma del governo è in ritardo di quattro mesi (se basteranno). E finora ha prodotto solo il risultato di rallentare i lavori parlamentari sulle stesse materie oggetto della riforma.

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Alla fine, dopo un consiglio sospeso e riaggiornato a ieri pomeriggio, l’offerta vincolante per l...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Scatta l’operazione-pulizia del Recovery Plan. Dal primo giro di orizzonte del gruppo di lavoro di...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Negli ultimi giorni, la stampa è entrata improvvisamente nel mirino di alcuni governi in Europa del...

Oggi sulla stampa