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Giustizia, la ricetta del governo in 12 punti

Dallo start del «processo telematico» alle norme contro la criminalità economica. Dal divorzio consensuale senza giudice al dimezzamento dell’arretrato dei processi. Dalle norme sul Csm e sulla responsabilità civile dei giudici, via via fino alla limitazione della diffusione delle intercettazioni. 
Eccole le linee guida del governo sulla giustizia. Il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, ha lanciato ieri la «prima riforma partecipata» sulla materia: da oggi fino al 31 agosto si potranno inviare le proprie opinioni sul sito del governo. In questo modo si sposta all’1 settembre la scadenza che il ministro Maria Elena Boschi aveva fissato per ieri sulla presentazione della riforma della giustizia, ma si lancia subito il dibattito su questi temi, da sempre, politicamente sensibili.
Dodici i punti annunciati da Renzi, su un’apposita e solitaria slide. «Il ministro Orlando mette dodici pallini in campo, così che tutti possano discuterne», ha spiegato il premier. Al primo posto l’avvio del processo civile telematico che consentirà di «eliminare le scartoffie polverose dei tribunali». Al secondo il dimezzamento entro un anno delle 5 milioni e 200 mila pendenze civili e la conclusione del primo grado di giudizio delle cause. Con una corsia preferenziale per imprese e famiglie mediante l’istituzione di tribunali ad hoc. Il ministro Orlando annuncia inoltre l’arrivo del divorzio brevissimo nei casi in cui non è conflittuale.
Ma è al punto successivo che arrivano le questioni più spinose. Renzi è accattivante quando parla di modifica del Consiglio superiore della magistratura: «Fra poco si voterà per il nuovo Csm e noi non pensiamo certo a modifiche in corso d’opera. E ci inchiniamo all’indipendenza dei giudici, ma il principio che ci piace è che si fa carriera per merito e non per appartenenza di corrente». E «chi nomina non giudica, chi giudica non nomina»: bisogna «separare le funzioni amministrative da quelle disciplinari».
Renzi si sofferma anche sulla responsabilità civile delle toghe e anticipa che saranno rivisti i meccanismi di filtro e di rivalsa dello Stato. Una norma in linea con le altre nazioni europee e non con l’emendamento Pini che allargava la possibilità di rivalsa nei confronti dei giudici, aggiunge.
Alle norme anticorruzione il premier dedica un passaggio veloce. Parla dell’introduzione del reato di autoriciclaggio, del ritorno al falso in bilancio e della revisione dell’attuale sistema della prescrizione, accompagnata dall’accelerazione del processo penale.
Poi arriva alle intercettazioni. «È l’unica norma della quale non abbiamo un testo già pronto. Aspettiamo opinioni, anche dai direttori di giornali. Siamo dell’idea che i magistrati continuino ad intercettare, ma mi chiedo quali sono i limiti per la diffusione di colloqui riservati? Ora ne discutiamo poi al termine dell’operazione “mille giorni” decideremo». L’obiettivo, aggiunge il ministro Orlando, è «costruire un sistema che non pregiudichi le indagini ma tuteli chi non è coinvolto direttamente».
«Non è l’Orlando furioso, ma l’Orlando…doroteo», ironizza Renzi che annuncia: «Saranno a disposizione i disegni di legge per chi li vuole cambiare o modificare. C’è una trasparenza totale. Sono vent’anni che sulla giustizia si litiga senza discutere. Vorremo discutere di giustizia senza litigare».

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