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Giustizia, Italia giù in classifica

L’Italia è al trentacinquesimo posto in Europa per l’efficienza del sistema giudiziario. Se si considera che i Paesi complessivamente monitorati sono 42 si può ricavare che non siamo proprio messi bene. Lo studio è il frutto di una elaborazione dell’Ufficio statistico del Ministero della giustizia che usa quali parametri di riferimento, il Rapporto Doing Business della Banca mondiale e il rapporto European judicial systems, realizzato dalla commissione del Consiglio d’Europa specializzata nella valutazione dei sistemi giudiziari (Cepej).

La Banca mondiale analizza i modelli organizzativi giudiziari in quanto strettamente correlati alla efficienza economica di un Paese e alla sua capacità di sviluppo nonché di attrazione degli investitori privati. Tra gli indicatori considerati vi sono la durata di una controversia commerciale, il numero di procedure attivate per la soluzione della controversia e il costo della stessa. Il tutto corroborato da interviste agli operatori specializzati del settore. Il caso studio usato dalla Banca Mondiale è quello del contenzioso relativo a un fornitore che dopo la consegna di un ordine non riceve il pagamento dal suo cliente e, una volta adite le vie giudiziarie, pur vincendo la causa di primo grado, riesce a ottenere il pagamento del suo credito solo a seguito di una procedura di esecuzione forzata. In Italia l’esito finale della controversia risulta giunto a distanza di ben 1.266 giorni dal suo avvio.

Il Consiglio d’Europa, interessato a una giustizia equa oltre che efficiente e rapida, usa un più vario numero di indicatori e non si ferma a un solo case-study. Si tiene conto della spesa pubblica in materia di giustizia, del fondo per la difesa d’ufficio e per il patrocinio gratuito, del numero di magistrati e avvocati, del flusso dei procedimenti trattati, del tasso di litigiosità e di quello di criminalità, dei sistemi di risoluzione alternativa delle controversie quale ad esempio la mediazione. Il Consiglio d’Europa valuta non solo il sistema della giustizia civile ma anche quello penale.

Il Ministero della giustizia italiano, a sua volta, ha elaborato un proprio maxi-indicatore FB-Index che è una sintesi di quelli presenti nei due Rapporti della Banca mondiale e del Consiglio d’Europa. L’FB-Index non è altro che la media aritmetica dei punteggi ottenuti da ciascun sistema giudiziario nei 14 indicatori selezionati tra quelli usati da Banca mondiale e Cepej.

Il ranking italiano non è proprio gratificante. I primi posti sono tutti appannaggio dei Paesi scandinavi con la sorpresa portoghese che si colloca al secondo posto tra la Danimarca (prima) e la Finlandia (terza). La Francia è ottava. La Germania è tredicesima. La Grecia trentunesima. Il nostro Paese può solo vantarsi di collocarsi prima della Spagna, ultima dopo la Polonia e la Turchia. Il punteggio del Regno Unito, in considerazione della tipicità del suo sistema giudiziario, non è stato rilevato. Usando i soli indicatori della Banca mondiale, l’Italia si collocherebbe a un poco commendevole ultimo posto.

Quali sono le vie per rimediare a tale pessimo posizionamento?

Sicuramente va ridotta l’ipertrofia della giurisdizione a cui in Italia vengono devoluti tutti i conflitti, civili e penali.

Va costruito un diverso modello di giustizia dove le garanzie, ad esempio in ambito penale, siano più dirette a garantire i diritti che non a dilazionare gli esiti finali del giudizio. Nella giustizia civile il tempo è denaro. Non si può non tenerne conto.

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