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Giustizia entro i termini

È una «doppia crisi del sistema pubblico, legislativa e amministrativa», secondo le parole del neopresidente del Consiglio di stato Alessandro Pajno quella che coinvolge oggi la giustizia amministrativa eppure i suoi tempi restano, dentro gli standard europei, di gran lunga i migliori di ogni altra giurisdizione. Meno di un anno per la durata media di un giudizio davanti al Consiglio su ricorsi depositati dal 2010 e con dati aggiornati alla metà del 2015. Poco più di 30 giorni per un giudizio cautelare davanti al Consiglio di stato, 45 giorni per i Tar e 30 giorni per i giudizi sui contratti pubblici anche in primo grado. E un buon esito numerico da un anno all’altro: circa 24mila ricorsi in meno dal 2014 al 2015 visto che i 292.273 ricorsi pendenti del 2014 davanti a Tar e Consiglio di stato sono diventati nel 2015 268.246. È il dato emergente della relazione sull’attività della giustizia amministrativa per il 2016 letta ieri dal neopresidente del Consiglio di stato Alessandro Pajno insediatosi alla presenza del presidente della repubblica Sergio Mattarella e delle più alte cariche dello Stato, a cominciare dal ministro per le Riforme Maria Elena Boschi, intervenuta in rappresentanza del premier Matteo Renzi, auspicando dal Consiglio «supporto e collaborazione al Governo sulle riforme in atto».

La crisi del sistema. «Il nostro paese vive una duplice crisi del sistema pubblico, quella della legislazione e quella dell’amministrazione», ha sottolineato il presidente del Consiglio di stato da Palazzo Spada. «Sotto il primo profilo», ha specificato, «si assiste a una vera e propria turbolenza e fibrillazione normativa. La crisi di qualità delle legislazione si manifesta sia con un’abnorme inflazione normativa sia con la scarsa chiarezza, la contraddittorietà, il difetto di generalità e astrattezza delle regole, con le conseguenti incertezze nella loro applicazione. Sotto il secondo profilo, si registra la permanente mancanza di efficienza e funzionalità e anche di autorevolezza di una parte significativa della p.a. con la conseguente capacità di procedere all’assunzione di responsabilità. E», dichiara Pajno, «la maladmiministration, spesso, genera la corruzione».

Le riforme a venire. Il presidente Pajno ha insistito su di un triplice rilancio delle funzioni giurisdizionali, consultive e dell’organizzazione della giustizia amministrativa. In particolare, sul secondo aspetto, ha sottolineato l’importanza della «partecipazione attiva del Consiglio alle riforme in corso attraverso il parere sui relativi decreti attuativi», a cominciare dalla «legge 124/2015 destinata a trasformare l’organizzazione amministrativa e la riforma dei contratti pubblici imposta dalla necessità di recepire le direttive europee del 2014 in tema di appalti e concessioni». Dal 1° luglio arriva anche il processo amministrativo telematico definito dall’alto magistrato «una grande sfida di innovazione e modernità che la giustizia amministrativa è pronta a cogliere».

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