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Giustizia, Draghi e Cartabia mediano ma ora si impunta Forza Italia

Il team Draghi-Cartabia scandisce le mosse sulla giustizia per portare a casa la riforma del processo penale. Da oggi a venerdì, quando è previsto l’approdo in aula alla Camera, il percorso sarà irto di ostacoli. Non se lo nascondo il premier e la ministra della Giustizia negli oltre 60 minuti di colloquio a palazzo Chigi. Entrambi hanno “trattato” per tutta la giornata con i grillini di Giuseppe Conte da una parte, ma anche con Forza Italia dall’altra. Perché i fronti aperti sulla giustizia non solo più uno solo, le aperte contrarietà di M5S sulla riforma, ma due. Si è aggiunta la fortissima pressione del partito di Berlusconi che vuole cambiare le regole dell’abuso d’ufficio, «per tutelare i sindaci e gli amministratori pubblici» come dice il coordinatore Antonio Tajani. Ma anche per modificare le figure del pubblico ufficiale e dell’incaricato di pubblico servizio, con un’immediata ricaduta su tutti i reati di corruzione. Al punto che, alla Camera, si è aperta la “caccia a quale processo” (magari dello stesso leader di Fi Berlusconi) potrebbe essere favorito da una modifica del codice penale che si applicherebbe ai dibattimenti in corso.Cartabia mette sul tavolo preoccupazioni e passi avanti. La Guardasigilli porta la prima bozza del possibile emendamento da presentare al neo leader di M5S. Se Giuseppe Conte chiede di garantire la conclusione del processo per tutti i reati di mafia, la via è quella di cambiare il comma 8 dell’articolo 14 della riforma, laddove è indicato che i reati da ergastolo non rientrano tra quelli che devono rispettare le regole dell’improcedibilità. Ecco l’emendamento che assegnerebbe una vittoria a Conte. In quel comma, spiega Cartabia, rientrano i reati di mafia, dall’estorsione al voto di scambio, ma anche altri reati gravi che verrebbero graziati. È un lavoro difficile, su cui si stanno misurando i tecnici della Giustizia e di palazzo Chigi. Cartabia sa che da M5S arrivano altre richieste, spostare la data da cui parte il conteggio per i processi d’Appello, nonché quella dell’entrata in vigore per i reati gravi. Oggi Conte incontra i deputati M5S, e sul tavolo ci sarà se l’accordo è una vittoria o una sconfitta. Fiducia compresa.Draghi e Cartabia sanno bene però che nel centrodestra c’è allarme per le modifiche. Ritenute una concessione eccessiva e immotivata. Di mattina sbuffa Maria Elena Boschi, ma a sera Renzi dice che Iv voterà la fiducia su «tutto ciò che ci porta lontano dalla riforma Bonafede ». Ma Enrico Costa di Azione tuitta che “non è credibile il ritorno al fine processo mai”, mentre Giulia Bongiorno, la plenipotenziaria di Salvini, dice “vogliamo leggere ogni minima modifica, non firmiamo nulla a occhi chiusi”. Forza Italia è in subbuglio. Ma un Draghi dialogante ripete a Cartabia che la riforma va chiusa i primi di agosto. La fiducia è a disposizione. La proposta del Pd sull’entrata in vigore – il lodo Serracchiani – è accettabile. Il Csm, come annuncia il vice presidente David Ermini, darà il suo parere prima del voto. Ma adesso a Draghi e Cartabia sono giunti i segnali di “guerra” su abuso d’ufficio e corruzione. Il fronte aperto a sorpresa da Fi che unisce centrodestra e renziani.Il protagonista della battaglia è Pierantonio Zanettin, avvocato, ex laico del Csm, capogruppo in commissione Giustizia, e pure cognato del noto avvocato Franco Coppi. È sua Zanettin la mina sulla riforma. Tre emendamenti riscrivono le regole dell’abuso d’ufficio, non esiste se il fatto commesso è “tenue”, ma soprattutto la definizione di pubblico ufficiale e di incaricato di pubblico servizio, le figure chiave per tutti i reati di corruzione. Martedì 20 luglio Zanettin li presenta. Il presidente della commissione Giustizia Mario Perantoni di M5S venerdì li dichiara inammissibili. Lui rincorre al presidente della Camera Roberto Fico. Il plico arriva ieri. Oggi la decisione. Zanettin chiede che il “perimetro” della riforma si allarghi a questi reati. Cartabia condivide con Draghi il timore che ciò blocchi la legge. Fico deciderà oggi se il ricorso di Zanettin è ammissibile. Ieri sera ha detto: “Sulla riforma, dialogando, si può trovare un punto di caduta”.

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