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Giustizia civile, riforma blindata Negoziazione, più peso ai legali

Blindata la riforma della giustizia civile, all’esame dell’Aula di Montecitorio: sul testo (nella versione varata a ottobre a palazzo Madama, «senza emendamenti e articoli aggiuntivi») il governo pone, infatti, la questione di fiducia per un’approvazione veloce, suscitando l’indignazione delle opposizioni (Sel, M5s e Lega Nord) che si scagliano contro l’uso «eccessivo» della decretazione d’urgenza.

E si appresta a licenziare un corpus di strumenti che, dice il sottosegretario Cosimo Maria Ferri, «pur senza rappresentare la soluzione definitiva del problema», possono contribuire ad aiutare gli operatori del diritto «a far funzionare meglio la macchina giudiziaria». Il tentativo, sottolinea il rappresentante del dicastero di via Arenula, è arrivare a ridurre il carico pendente e snellire le procedure, evitando che ci sia «un abuso del processo», testimoniato da «5 milioni di cause» inevase. Il percorso del decreto 132/2014 (Misure urgenti di degiurisdizionalizzazione e altri interventi per la definizione dell’arretrato in materia di processo civile) del ministro Andrea Orlando si avvia a concludersi senza ulteriori correzioni, in vista del termine dell’11 novembre, data entro cui dovrà essere convertito in legge, pena la decadenza; il voto di fiducia si terrà oggi pomeriggio, quello finale sul provvedimento slitta invece a giovedì (domani, infatti, l’Aula sarà impegnata, dalle 16 alle 21, con la mozione di sfiducia individuale nei confronti del ministro dell’interno Angelino Alfano, presentata dalle opposizioni).

La maggioranza, come sottolineato, non presenta proposte di modifica, la minoranza, invece, ne deposita circa 180; una cinquantina arriva soltanto dal Carroccio, il cui capogruppo in commissione giustizia, Nicola Molteni, propone fra l’altro maggiori competenze ai giudici di pace per smaltire l’arretrato, mentre sull’arbitrato mette in guardia sull’ipotesi che possa verificarsi un rischio di «privatizzazione della giustizia», con conseguenti «maggiori oneri a carico dei cittadini».

Fra le novità immesse nel provvedimento dai senatori il conferimento di un ruolo rilevante all’avvocato nella negoziazione assistita, l’istituto alternativo al dibattimento svolto dinanzi al giudice (ma ne è esclusa la materia del lavoro, della previdenza e dell’assistenza sociale), che potrà essere portato avanti da «uno, o più» professionisti: si punta così a raggiungere un accordo fra le parti e i legali non impugnabile, che avrà titolo esecutivo (si veda ItaliaOggi del 10/10/2014). E col medesimo strumento si potrà affrontare il divorzio «veloce», anche in presenza di figli minori, o portatori di handicap: sarà, però, obbligatorio un passaggio in procura, dove l’accordo, trasmesso entro dieci giorni, dovrà esser autorizzato dal magistrato. Sì, inoltre, all’abbattimento delle ferie dei giudice (da 45 a 30 giorni), mentre la chiusura estiva dei tribunali si accorcerà dal 1° al 31 agosto (anziché dal 1° agosto al 15 settembre). E, nel corso della discussione in Assemblea, dinanzi ai deputati, Ferri ricorda come, a partire dal 2015, il Guardasigilli, abbia sostenuto che sono in preventivo «almeno 1.000 assunzioni del personale amministrativo e di cancelleria», giacché, al di là delle misure contenute nella riforma, il ministro aveva spiegato che senza un reclutamento ad hoc «rischiamo il collasso della giurisdizione».

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