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Giustizia civile, la riforma Cartabia Più conciliazioni dal lavoro alla Pa

Corsia preferenziale per le cause di reintegro al lavoro. Un rito unificato per minori e famiglie. Incentivi alla risoluzione alternativa delle controversie, anche nella pubblica amministrazione, prevedendo una sorta di «scudo» per chi vi farà ricorso: i rappresentanti delle amministrazioni pubbliche saranno esenti da responsabilità contabile. Ecco gli emendamenti del ministro della giustizia, Marta Cartabia, al disegno di legge delega di riforma del processo civile che la prossima settimana arriveranno in commissione giustizia al Senato.

Per accelerare i tempi e snellire le procedure della giustizia civile si estendono gli istituti della mediazione e della negoziazione assistita, che decongestionano il carico di lavoro dei giudici ordinari, utilizzando altre figure. E visto che da noi non si è diffusa la cultura della conciliazione alternativa si prevede l’obbligo a farvi ricorso per alcuni tipi di contratti.

Molte le modifiche messe a punto. Facilitazioni formali, come l’estensione delle udienze telematiche da remoto, sperimentate durante il lockdown. Ma anche novità sostanziali. Come l’utilizzabilità di prove raccolte in questi riti alternativi anche in futuri processi, cui si può ricorrere in assenza di accordo. Nasce l’ufficio del processo, con personale di sostegno al giudice.

Previsti anche interventi in materia di arbitrato, di esecuzioni forzate, e di licenziamento, per superare il rito della Fornero che rendeva complesso gestire le differenze tra gli assunti prima e dopo la riforma. In tema di famiglia e minori viene introdotto un rito unificato che concentra le competenze. E vengono delegate ai notai alcune competenze del giudice minorile.

Per snellire e velocizzare il processo civile si contingentano i tempi. Si impone di anticipare già dalla prima udienza le attività istruttorie. Si estende il tempo limite del giudice di fare una proposta conciliatoria e si prevede la «condanna anticipata» che dovrebbe spingere le difese a trovare una conciliazione, pur di evitarla.

Aumentano le competenze dei giudici di pace e i tentativi di scoraggiare i ricorsi. Come? Rafforzando il filtro sulla procedibilità per chi vuole fare appello a una sentenza che ritiene ingiusta. Il motivi di ricorso dovranno essere scritti in modo più sintetico e chiaro.

Il filtro si restringe anche in terzo grado. E viene introdotto il «rinvio pregiudiziale in Cassazione» che consente al giudice, in presenza di una questione di diritto nuova, di chiedere alla Corte di legittimità l’enunciazione di un principio.

Obiettivo finale ridurre del 40% i tempi. Sperando di non ridurre le garanzie.

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