Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Giustizia, Cartabia avverte i partiti «Senza riforme saltano i fondi Ue»

Due mesi fa s’era presentata alla maggioranza che sostiene il governo citando le tragedie greche e le sacre scritture, per invitare tutti a mettere da parte le intransigenze che rischiano di lasciare solo rovine. Ora, per illustrare le conclusioni della commissione ministeriale incaricata di indicare soluzioni ai problemi e contrasti che da anni accompagnano ogni proposta di riforma della giustizia, Marta Cartabia batte sul tasto della responsabilità.

«Vorrei che fosse chiaro», avverte la ministra Guardasigilli nel nuovo incontro con i capigruppo in Parlamento: «Se non approveremo le leggi di delega per la riforma del processo civile, penale e del Csm entro la fine dell’anno, anzi prima della sessione di bilancio autunnale, mancheremo a un impegno assunto con la Commissione per ottenere le risorse europee. La posta in gioco sono le risorse del Recovery fund».

I fondi europei, insomma, passano dalle riforme della giustizia, l’ostacolo forse più arduo per una maggioranza tanto ampia e composita da tenere insieme «giustizialisti» e «garantisti», categorie improprie ma sempre rinfacciate ad ogni confronto (e scontro) tra i partiti. Uno dei nodi fondamentali da sciogliere, che ha condizionato e paralizzato qualsiasi iniziativa dall’inizio della legislatura, è la prescrizione abolita dopo il primo grado di giudizio da grillini e leghisti al tempo del governo Conte 1, che il Conte 2 (a maggioranza Pd-Cinque Stelle) ha provato a modificare senza successo e adesso è nuovamente sul tavolo.

La commissione ministeriale guidata dall’ex presidente della Consulta Giorgio Lattanzi suggerisce due ipotesi alternative. La prima: il decorso della prescrizione si interrompe per due anni dopo la condanna di primo grado e per un anno dopo quella d’appello; se entro quelle scadenze non arrivano le sentenze, la sospensione cessa e il calcolo riparte comprendendo il periodo in cui s’è interrotta. La seconda, definita «del tutto alternativa e più radicale»: la prescrizione scompare dopo l’esercizio dell’azione penale, ma se i processi non si concludono entro tempi prestabiliti non si procede oltre; in pratica si prescrive il processo, e non più il reato.

A questa proposta i tecnici scelti dalla ministra della Giustizia ne hanno affiancate altre, per raggiungere l’obiettivo di tagliare di un quarto i tempi dei giudizi penali. Si punta a un sostanzioso allargamento dei riti alternativi, a evitare processi di fronte alla «tenuità del fatto» o quando non è prevedibile la condanna dell’imputato, ma anche alla riduzione della possibilità di impugnare le sentenze in appello (preclusa ai pubblici ministeri in caso di assoluzione) e in Cassazione. E a questo proposito Marta Cartabia estende il proprio appello fuori dal Parlamento, coinvolgendo pm, avvocati e giudici: «Se non accetteremo di cambiare le nostre abitudini e il modo di svolgere i nostri compiti istituzionali e professionali, e opporremo resistenze ai cambiamenti, mancheremo gli obiettivi richiesti dalla Commissione e l’Italia dovrà restituire l’ imponente cifra che l’Europa sta per immettere nella vita economica e sociale del Paese».

Su una giustizia dai tempi rapidi, insiste la ministra cercando di tenere insieme le opposte fazioni, «dovrebbero convergere gli interessi e l’impegno tanto dei cosiddetti giustizialisti, quanto dei cosiddetti garantisti». Perché i tempi lunghi frustrano la domanda di giustizia e violano le garanzie. Occorre invece «che giustizia sia fatta — incita Cartabia —, e al tempo stesso contenere i rischi che il processo si trasformi in un anticipo di pena, quanto meno sul piano sociale».

Chiarite intenzioni e responsabilità, e svelate le proposte, si tratta di mettere d’accordo i partiti, per arrivare a emendamenti del governo senza trappole in Parlamento. Non sarà facile, perciò la ministra persevera nei suoi appelli. Enrico Costa, di Azione, apprezza «il lavoro organico e serio della commissione»; Alfredo Bazoli, capogruppo Pd, sottolinea «il respiro di una riforma di sistema che può imprimere una svolta alla durata del processo penale». Ma sulla prescrizione si prospettano le prime divisioni: destra e Azione più favorevoli alla prima proposta, Pd orientato verso la seconda, con i grillini sconfessati e indecisi.

Print Friendly, PDF & Email

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

«Nel governo stiamo ancora ragionando.Ci sono Paesi, come quelli del nord Europa, che hanno fissat...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

L’ennesima ripartenza per “l’araba fenice” d’acciaio. Probabilmente l’ultima, l’ultim...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Sulla prescrizione, tra Cartabia e Bonafede, un accordo si sta profilando come possibile. Può regg...

Oggi sulla stampa