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Giustizia, bene di lusso

La giustizia civile non è più un servizio per tutti. Di fatto il costo richiesto ai cittadini è tale che la maggior parte degli italiani non se lo può più permettere. Non è un’esagerazione. Anzi. Esagerata è piuttosto l’escalation negli ultimi anni del cosiddetto contributo unificato cresciuto anche di cinque volte dal 2002 al 2013.

Un esempio concreto: una causa per risarcimento danni da 50 mila euro con chiamata in causa di terzo e domanda riconvenzionale di 100 mila euro: dieci anni fa i primi due gradi di giudizio potevano costare, solo di contributo unificato, 960 euro. Oggi si arriva facilmente a 4-5 mila euro Si parte infatti da 450 euro a carico di chi inizia la causa; il convenuto dovrà sborsarne altri 660 in caso di domanda riconvenzionale; altrettanti dovrà pagarne il terzo se a sua volta formula una domanda di pari valore. In appello chi impugna dovrà sborsare altri 675 euro tanto per cominciare. Se poi si dimentica di indicare il codice fiscale, il n. di fax o l’indirizzo di posta elettronica sono sberle da più di mille euro per volta. Poi bisogna pagare ancora gli avvocati, eventuali sanzioni ecc. Il paradosso è che il contributo unificato si paga anche nei processi tributari. Quindi, anche quando il contribuente contesta l’Amministrazione finanziaria, il fisco ci guadagna. In materia di appalti le cose sono ancora più pesanti. Il contributo unificato costa da 2 a 6 mila euro a seconda del valore dell’opera. E infatti il contenzioso si è ridotto ai minimi termini: vale la pena solo da 1 milione in su del valore della gara. Anche qui il contributo unificato è una catena di S. Antonio: si paga per il ricorso e per ogni atto di motivi aggiunti di ricorso. Non vale più la pena contestare la legittimità della graduatoria: visti i ribassi che si devono praticare per vincere le gare, l’utile verrebbe consumato in spese legali. Ma in tutta la giustizia civile si cominciano a sentire gli effetti di queste norme capestro, aggravate sempre più nel corso degli ultimi anni. Le contestazioni delle multe sono state praticamente azzerate. Costa meno pagare la contravvenzione che impugnarla. E non è solo questione di contributo unificato. Negli ultimi anni sono stati introdotti il filtro in appello, il filtro in Cassazione, sanzioni pecuniarie per impugnazioni infondate, contributo unificato anche su processi prima esonerati (lavoro, famiglia), aumenti su appelli e ricorsi in Cassazione, il taglio delle sedi giudiziarie, la chiusura di sedi distaccate, la chiusura di sedi dei giudici di pace, la cancellazione della conciliazione obbligatoria. Mentre il processo telematico stenta a decollare. Il processo civile rimane una lumaca. E i risarcimenti previsti dalla legge Pinto per l’irragionevole durata dei processi sono stati fortemente limitati. Morale: lo Stato ha sostanzialmente abdicato a una delle sue funzioni più importanti, quella di garantire la giustizia, il rispetto della legge nei rapporti tra i cittadini, imprese, pubblica amministrazione. I diritti mantengono la loro portata universale, ma la possibilità di farli valere non è più alla portata di tutti.

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