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Giudici tributari in fibrillazione

di Valerio Stroppa 

Il concorso per giudici tributari riservato ai magistrati di carriera finisce sul tavolo del Tar Lazio. I primi ricorsi (tre, secondo quanto risulta a ItaliaOggi) sono partiti dalla Campania, in particolare dalla provincia di Caserta. Nel mirino c'è la «riserva» in favore dei togati che il legislatore ha previsto con il dl n. 98/2011. Ma anche le disposizioni contenute nel ddl stabilità, in queste ore in discussione in commissione bilancio al senato, che trasformano il concorso da 960 posti in un reclutamento di tutti i concorrenti, continuano a far discutere. Norme che fin da subito hanno suscitato la protesta dei magistrati tributari, in particolare della componente laica: laddove questo meccanismo venisse confermato, infatti, per i liberi professionisti la porta delle commissioni tributarie resterebbe sbarrata a lungo, poiché il turnover sarà effettuato «pescando» solo dal serbatoio costituito dai giudici professionali immessi in sovrannumero (si veda ItaliaOggi del 22 ottobre 2011).

Concorso. Il concorso da quasi mille posti bandito dal Consiglio di presidenza della giustizia tributaria e pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 16 agosto scorso è stato riservato dal dl n. 98/2011 ai magistrati ordinari, amministrativi, militari e contabili, nonché agli avvocati dello s a riposo. Una scelta, secondo coloro che si sono rivolti al Tar del Lazio per chiedere l'annullamento della selezione (previa sospensiva), che lede i principi di uguaglianza dei cittadini per l'accesso ai concorsi pubblici. Aspetto peraltro tutelato dall'articolo 51 della Costituzione. Il dlgs n. 545/1992 ammette all'ufficio di giudice tributario pure altre categorie di soggetti (in particolar modo i professionisti), esclusi invece dall'attuale bando in maniera non giustificata da particolari e straordinarie ragioni di interesse pubblico, secondo i ricorrenti.

La riserva pro togati prevista ex lege, spiegano i soggetti che si sono rivolti ai magistrati amministrativi del Lazio, porrebbe inoltre problemi di compatibilità con il principio di non discriminazione sancito dall'articolo 21 della Carta dei diritti fondamentali dell'Ue.

Ddl stabilità. Le norme che conferiscono la qualifica di giudice tributario a tutti i concorrenti idonei che hanno presentato domanda di partecipazione al concorso mettono in agitazione il Cpgt. Con la delibera n. 1999/2011, l'organo di autogoverno della giustizia tributaria ha infatti auspicato il ritiro o la modifica delle norme contenute nella legge di stabilità. In primis perché ritenute inammissibili per difetto del presupposto, in quanto non attinenti alla materia economica-finanziaria. E poi, nel merito, poiché violano i principi costituzionali della ragionevolezza, non arbitrarietà, buona amministrazione ed eguaglianza (articoli 97 e 51 Cost.). Infine, si legge nella delibera siglata dal presidente Cpgt, Daniela Gobbi, secondo ampia giurisprudenza del Consiglio di sStato, «le norme sopravvenienti non possono modificare i concorsi già banditi», anche in ossequio al principio dell'affidamento. Considerazioni analoghe in ordine alle questioni di illegittimità, anche costituzionale, erano arrivate nei giorni scorsi dall'Amt (si veda ItaliaOggi del 1° novembre).

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