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Giudici tributari in autonomia

La magistratura tributaria non passerà sotto l’egida della Corte dei Conti. E la riforma, sospesa per effetto della pandemia, sarà ripresa e impostata nel 2021, tenendo conto di tutte le criticità indicate e, in particolare, di quelle relative alla professionalità dei giudici, alla formazione degli stessi e alla modernizzazione tecnologica.

Questo ciò che è emerso, anche dalle conclusioni del senatore Luciano D’Alfonso, presidente della VI commissione permanente finanze e tesoro, nel corso di un evento webinar, organizzato lo scorso 19 gennaio dall’Istituto per il governo societario (Igs), ente presieduto dal prof. Paolo Moretti, dal titolo «I giudici e la giustizia tributaria: lo stato dell’arte (un anno dopo)».

Da più parti si era evidenziato un preoccupante accantonamento della riforma della giustizia tributaria, nonostante la presenza di numerose proposte di legge depositate (almeno cinque), probabilmente per effetto della pandemia che ne ha bloccato il relativo dibattito.

Nel corso dell’evento si sono succeduti numerosi relatori, tutti componenti del comitato scientifico dell’associazione, professori, rappresentanti degli ordini e giudici, nonché il direttore della direzione giustizia tributaria del ministero dell’economia e delle finanze, che da tempo si interessano nel dare impulso alla riforma anzidetta.

La qualificata dottrina ha analizzato i provvedimenti emanati e, in particolare, si sono soffermati sulle disposizioni del decreto «Ristori» (dl 137/2020), con particolare riferimento (art. 27), relativo alle udienze telematiche che, se da una parte hanno necessariamente ammodernato le strutture della giustizia tributaria, dall’altro hanno negato, di fatto, la trattazione orale, prevedendo lo svolgimento in camera di consiglio con collegamento in remoto e, in alternativa, nel caso in cui non fosse stato possibile il detto collegamento, l’ulteriore trattazione scritta, mediante lo scambio di memorie conclusionali.

Sono stati analizzati i contenuti delle varie proposte, al fine di dare una accelerazione all’auspicata riforma che, per tutti i presenti, non è più procrastinabile, trovando un consenso univoco sulla necessità che la magistratura tributaria trovi una giusta collocazione, non sotto il controllo del ministero dell’economia (Mef) e nemmeno sotto il controllo della Corte dei conti, sulla fine dei giudici part-time con l’introduzione dei giudici a ruolo (togati) e con eventuale previsione di giudici onorari (non togati), questi ultimi destinati alla valutazione delle liti di entità minore (o almeno con minori difficoltà), con incertezza se in composizione collegiale o monocratica.

Sul tema, anche da parte del presidente dell’Associazione magistrati tributari, è molto sentita la necessità di prevedere una specifica formazione per i giudici mentre qualche riserva, ma proposta da esaminare con attenzione, sulla proposta verifica periodica della qualità dei giudici, presente in alcune proposte (Fenu, ddl n. 1661/sen).

La riforma, per alcuni relatori, dovrebbe essere «costituzionalizzata» ma, essendo complicato l’intervento sulla Carta costituzionale, potrebbe anche risultare sufficiente l’istituzione di un «Codice della Giustizia tributaria», abbinata alla modifica di molti istituti del processo e, addirittura, per alcuni, con l’inserimento della conciliazione giudiziale in cassazione, al fine di deflazionare il sempre crescente numero delle liti in questo terzo grado di giudizio; è stato anche evidenziato il paradosso dell’istituto dell’invito al contraddittorio, in presenza di accertamenti parziali, non conseguente ad alcun atto di accertamento, ma finalizzato esclusivamente all’accertamento con adesione.

I commercialisti hanno evidenziato la necessità di mantenere ferma la natura speciale della giurisdizione tributaria, di salvaguardare il doppio grado di merito, di istituire le sezioni specializzate, di prevedere la formazione e l’aggiornamento dei giudici, di trasferire la fase di reclamo e mediazione dinanzi ad un organo terzo e di evitare, in questo particolare momento pandemico, il ricorso al contraddittorio cartolare coatto, in contrasto con il giusto processo (art. 111 Cost.).

Infine, il direttore della direzione della giustizia tributaria Fiorenzo Sirianni ha affermato che le commissioni, nonostante il Covid-19 e circa duemila addetti in lavoro agile, hanno eseguito 151 mila udienze, con una riduzione del 20% rispetto al 2019, definendo 141 mila liti, con una contrazione del 37% rispetto al 2019 e che le commissioni sono state tempestivamente dotate dei necessari apparati tecnologici, con l’inserimento di alcuni servizi aggiuntivi (accesso temporaneo e al fascicolo).

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