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Giudici tributari al bivio riforma: onorari per titoli o di ruolo per concorso

Il tema divisivo non è «se» professionalizzare il giudice tributario ma piuttosto «come» farlo restando all’interno della cornice del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr), conciliando le richieste della Ue di migliorare la qualità della giustizia fiscale con le diverse proposte sul terreno interno, senza rischiare interventi costituzionali che potrebbero impantanare la tanto auspicata riforma del contenzioso.

Ai ministeri dell’Economia e della Giustizia si lavora in quest’ottica: si vuole mettere a punto un testo «snello» ma di restyling «strutturale» entro fine luglio, che contenga una sintesi delle varie proposte emerse dalla Commissione interministeriale presieduta dal professor Giacinto della Cananea (si veda l’intervista pubblicata qui sotto). La partita più importante, infatti, si gioca in questi ultimi giorni del mese.

Tanto che al Sole 24 Ore del Lunedì risultano riunioni tra gli addetti ai lavori per trovare una linea comune e sostenere davanti al Governo una delle due “antitetiche” proposte sullo status del giudice fiscale di merito, oggi una figura ibrida tra professionisti e magistrati di altre giurisdizioni che svolgono la funzione giudicante tributaria in part-time e pensionati che invece la svolgono full-time.

Sul tavolo dei ministeri ci sono le due opzioni, da una parte un giudice di ruolo per concorso, dall’altra onorario e per titoli. Ma il tema bollente, che sta sollevando forti tensioni, riguarda l’idea dei docenti universitari in seno alla Commissione di creare una sezione speciale tributaria nella suprema Corte.

Pnrr e Costituzione

Per capire esattamente cosa vuole il Governo bisogna leggere i documenti. Il punto di partenza è a pagina 59 del Pnrr, al capitolo «Riforma della giustizia tributaria». L’obiettivo riportato nel Piano riguarda «interventi rivolti a ridurre il numero di ricorsi alla Cassazione, a farli decidere più speditamente, oltre che in modo adeguato». Snellire il grado di legittimità intervenendo sul merito. E per far ciò i ministri Cartabia e Franco hanno chiesto una proposta di «riforma strutturale», senza entrare nel campo minato delle modifiche costituzionali.

Onorario e per titoli

La prima proposta, quella della componente di magistrati della Commissione, si basa sul rafforzamento della giurisdizione così com’è: restano le Commissioni tributarie provinciali e regionali e i giudici rimangono onorari. In primo grado non cambia nulla. In secondo grado è previsto l’inquadramento, a titolo esclusivo o prevalente, di giudici provenienti da altre giurisdizioni, nonché l’istituzione di una sezione apposita per liti superiori a 25.000 euro e per questioni di classamento, doganali e accise. Sarebbe composta da magistrati togati a tempo pieno, da avvocati, commercialisti o professori a tempo prevalente. Secondo i fautori di questa proposta, essa avrebbe il pregio di dare risposte immediate con effetti durevoli. Sarebbe di immediata attuazione, mentre, in caso di concorsi pubblici, la riforma sarebbe attuata in un tempo non inferiore a 8-10 anni. La proposta, inoltre, sarebbe realizzata a costi invariati. I maggiori esborsi per i giudici disposti all’impegno prevalente o esclusivo, sarebbero compensati dai risparmi ottenibili da quanti non saranno disponibili.

Di ruolo e per concorso

I docenti universitari, invece, pensato a un giudice che diventa a tempo pieno e assunto per concorso pubblico. Una posizione condivisa anche dal presidente emerito della Corte costituzionale Franco Gallo, che nella sua audizione parla di un «rinnovato giudice speciale tributario, purché a tempo pieno e nominato previo concorso pubblico», in linea con l’articolo 102 della Costituzione che vieta l’istituzione di nuovi giudici speciali.

Stando alla proposta, dunque, si tratterebbe esclusivamente di un riordino della figura del giudice che, tra l’altro, troverebbe riscontro nell’ordinanza 144/98 della Corte costituzionale che consente al legislatore interventi proprio su questo aspetto. I fautori di questa proposta, infatti, sostengono che la natura onoraria dell’incarico è la causa della non sempre elevata qualità delle sentenze e, quindi, del grande numero di ricorsi pendenti in Cassazione. Anche questa opzione sarebbe realizzabile a costi invariati: sarebbero necessari circa 500 giudici professionali, il cui costo sarebbe pressoché pari a quello oggi sostenuto per i 2.700 giudici onorari.

Sezione speciale di legittimità

Sempre i docenti universitari, propongono l’istituzione di una sezione specializzata in Cassazione alla quale sarebbero assegnati giudici tributari provenienti dal grado di appello, previa valutazione di idoneità del Csm.

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