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Giudici, responsabilità senza abusi

Non può essere sostituito automaticamente il giudice oggetto di un’azione di responsabilità civile. Lo precisa la Corte di cassazione con la sentenza della Sesta sezione penale n. 16924 depositata ieri, la prima che prende in considerazione la nuova legge in vigore da pochi mesi, la n. 23 del 2015. Viene neutralizzata così la pretesa di un avvocato, imputato dei reati di furto pluriaggravato, falso per soppressione e calunnia (avrebbe sottratto un verbale di sommarie informazioni e una comunicazione del Pm, rendendoli poi irreperibili), che aveva chiesto la rimessione del procedimento a un altro tribunale, ritenendo tutto l’ufficio giudiziario sospetto di un giudizio non imparziale nei suoi confronti.
Un utilizzo che la Cassazione ha giudicato evidentemente strumentale dell’azione per fare valere la responsabilità civile del giudice, ma un verdetto tanto più rilevante se si tiene conto dell’eliminazione del filtro di ammissibilità fatto dalla nuova legge e del rischio di pretestuosità nel ricorso alla nuova disciplina della legge Vassalli (la n. 117 del 1988) avanzato da subito da parte dell’Associazione nazionale magistrati. La strumentalità dell’azione era poi ulteriormente corroborata dal fatto che, «per esplicita deduzione dell’istante», l’azione era stata proposta non solo davanti a giudice incompetente, ma anche oltre il termine di decadenza.
La tesi dell’imputato era invece che la sola presentazione dell’azione nei confronti di uno dei componenti del collegio guidicante, e di altri due magistrati del medesimo ufficio, rendesse obbligatoria e, in un certo senso, automatica, la sostituzione del magistrato e, anzi, per la fondatezza della ricusazione, immediato il trasferimento del procedimento ad altra sede (visto che l’istituto della ricusazione espressamente prevede e disciplina espressamente la possibilità la sostituzione del singolo giudice non operi all’interno del singolo ufficio).
La Cassazione però, per smontare la tesi dell’imputato, fa leva su un aspetto della legge Vassalli che non è stato toccato dalla riforma: il fatto che il magistrato oggetto dell’azione di responsabilità non assume mai la qualità di debitore del proponente. La domanda infatti non è proposta direttamente nei confronti della toga ma solo, con l’eccezione dei fatti penalmente rilevanti, nei confronti dello Stato. Una conclusione che non è messa in discussione neppure dalla possibile presentazione dell’azione di rivalsa dello Stato nei confronti del magistrato nel caso di condanna dell’amministrazione. I presupposti infatti delle due azioni sono diversi. «In altri termini – conclude la Corte -, non solo la qualità di debitore si assume nel momento in cui viene riconosciuta la compiuta fondatezza della pretesa risarcitoria, e non prima, ma nel caso del sistema delle legge n. 117/1988 il magistrato la cui condotta professionale è valutata nel processo civile non potrà mai assumere la qualità dei debitore della parte privata».
In ogni caso, a sgombrare il campo da equivoci, neppure la presentazione di una causa civile o una denuncia penale, fatti riferibili solo alla parte e non al magistrato, possono essere idonei a fondare la ricusazione: non può essere rimessa a un’iniziativa di parte la scelta del giudice.
La Cassazione afferma così che, anche dopo la riforma, l’azione di risarcimento danni prodotti nel corso dell’attività giudiziaria «non costituisce per sè ragione idonea e sufficiente a imporre la sostituzione del singolo magistrato». Rimane però del tutto autonoma la questione dell’eventuale dichiarazione di astensione obbligatoria per convenienza. In questo caso infatti l’astensione è frutto di un esame da parte di altra autorità giudiziaria ed è sottratta a un’iniziativa discrezionale di parte.

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