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Per i giudici di pace è tempo di esami

Al via la procedura per la conferma dei 5.495 in servizio: le domande vanno inviate entro il 30 giugno
Dopo anni di proroghe e di rinvii, per i giudici onorari è arrivato il momento delle valutazioni. Il Dlgs n. 92 del 31 maggio scorso, varato in tempi brevissimi per evitare la paralisi degli uffici che sarebbe scattata il primo giugno, ha infatti disciplinato la procedura di conferma per i 5.495 magistrati (fra giudici di pace, giudici onorari di tribunale e vice procuratori onorari) attualmente in servizio.
La riforma
Si tratta della prima attuazione della riforma organica della magistratura onoraria prevista dalla legge delega del 29 aprile scorso. Per quanto riguarda i giudici in servizio la delega prevede la possibilità di svolgere altri quattro mandati quadriennali. La prosecuzione dell’incarico viene però subordinata a una procedura di verifica che il Dlgs 92 ha dovuto disciplinare velocemente poiché l’ultima proroga scadeva proprio il 31 maggio. Dopodiché la stragrande maggioranza dei magistrati onorari non avrebbe più potuto esercitare la propria funzione.
Ma l’attuazione della delega (legge 57/2016) prevede molti capitoli (si veda la scheda a fianco), e il Governo ha tempo fino al 14 maggio 2017 per disciplinarli. L’obiettivo principale è la creazione di un’unica figura di magistrato onorario che superi l’attuale distinzione fra giudici di pace, Got (giudici onorari di tribunale) e Vpo (vice procuratori generali) e della figura del magistrato requirente onorario, inserito nelle procure della Repubblica. «Operazione che – afferma Gabriele Di Girolamo, presidente dell’associazione nazionale giudici di pace – andrà a regime tra cinque anni».
In ballo c’è, fra l’altro, la definizione dei requisiti dei nuovi giudici onorari (il cui incarico non potrà superare gli otto anni) e l’allargamento delle competenze sia nel penale che nel civile.
La conferma
Sono 5.495 i giudici onorari che dovranno sottoporsi alla nuova procedura di conferma. La domanda va inviata entro il 30 giugno 2016. In prospettiva, secondo la relazione tecnica al provvedimento, caleranno numeri e costi: i risparmi verranno destinati ai nuovi ingressi. (si veda il grafico a fianco).
Ad esprimere il giudizio di idoneità sarà la sezione autonoma per i magistrati onorari del Consiglio giudiziario sulla base di un rapporto relativo a capacità, laboriosità, diligenza, impegno, indipendenza, imparzialità ed equilibrio. «La verifica non deve essere una formalità – sottolinea Rossana Ferrari, presidente dell’Unione nazionale magistrati onorari – ma un momento per far crescere la nostra professionalità».
È previsto l’esame a campione di almeno dieci verbali di udienza e dieci provvedimenti. I magistrati resteranno in servizio fino alla chiusura della procedura di conferma. Il via libera, se ottenuto, produrrà effetti a partire dal 31 maggio 2016. Se negato, la cessazione scatterà, invece, dalla comunicazione del provvedimento.
La nuova geografia
Insieme al primo passo della riforma della magistratura onoraria è arrivato anche l’ultimo atto della mappatura delle sedi dei giudici di pace. La revisione della geografia giudiziaria – indotta dalla legge delega 148/2011 e attuata con il decreto 156 del 2012 – aveva infatti tagliato 667 uffici del giudice di pace, riservando però ai Comuni la facoltà di mantenere a proprie spese la sede del magistrato onorario.
Opzione che, in un primo tempo, era stata esercitata da circa 300 Comuni, a 201 dei quali era stato concesso di conservare la sede del giudice di pace, facendo così scendere a 466 gli uffici tagliati. Quel numero ora si ridimensiona ulteriormente, arrivando a 415, perché il ministero della Giustizia nei giorni scorsi ha messo a punto il decreto che ha “salvato” altre sedi del giudice di pace.
Grazie alla riapertura dei termini per la presentazione delle domande – voluta sul finire del 2014 dal Dl 192, convertito nella legge 11/2015 – l’anno scorso altri 63 Comuni hanno chiesto a via Arenula di conservare il giudice di pace. Dopo la valutazione delle domande – che presuppongono la capacità da parte dei municipi, i quali si possono anche consorziare, di sostenere i costi del servizio e di mettere a disposizione il personale amministrativo – il ministero ha conservato altri 51 uffici, che riprenderanno a funzionare il 2 gennaio prossimo.
Alla luce della nuova geografia dei giudici di pace si potrà ora disegnare l’assetto territoriale delle sedi e sarà quindi anche possibile aggiornare le piante organiche.

Antonello Cherchi
Bianca Lucia Mazzei

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