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Giudici di pace, norma ad hoc

Nel corso dell’incontro avuto recentemente in via Arenula con il ministro della Giustizia Cancellieri i giudici di pace hanno posto la questione dell’imminente scadenza dei 2 mila giudici di pace in servizio, con conseguente paralisi della magistratura di pace e di riflesso dell’intera giustizia nel nostro Paese.

Il rischio è quello di bloccare gli oltre 2 milioni di procedimenti che pendono dinanzi a tale giudice, un magistrato virtuoso davanti al quale un giudizio dura in media meno di un anno.

Con tali numeri al giudice di pace va oggettivamente ascritto il merito di aver impedito il collasso della giustizia nel nostro paese.

Come ItaliaOggi denuncia costantemente, questi merita tutela in quanto risulta essere un magistrato a termine, privo di qualsivoglia tutela previdenziale ed assistenziale, che la nostra Carta costituzionale garantisce a ogni lavoratore.

Abbiamo manifestato al ministro il disagio per una riforma che tarda ad arrivare da oltre 10 anni e per la condizione di donne e uomini delle istituzioni che amministrano giustizia da ormai un ventennio. In particolare risulta inaccettabile la condizione femminile. Il giudice di pace donna non ha alcun tipo di sostentamento per il periodo della gravidanza, per cui può accadere che resti senza stipendio o permanga in servizio fino a pochi giorni prima del parto e riprenda a lavorare dopo alcuni giorni dallo stesso o che le vengano mossi procedimenti disciplinari per il ritardato deposito dei provvedimenti.

L’attuale status giuridico-economico dei magistrati di pace è in patente contrasto con la Carta costituzionale e le direttive comunitarie in materia di trattamenti riservati ai giudici onorari.

Il ministro Cancellieri ha mostrato di essere perfettamente a conoscenza della gravità della situazione e ha assunto formalmente l’impegno di garantire una maggiore continuità nell’esercizio delle funzioni, scongiurando così il rischio paralisi. Del resto lo staff dei collaboratori del ministro è di notevole spessore, ci riferiamo in particolare a Roberto Rao, profondo conoscitore del sistema giustizia, che nella passata legislatura ha contribuito in maniera determinante a porre all’attenzione del Parlamento e del paese il tema della giustizia di pace.

Chiediamo di dare seguito senza indugio all’impegno assunto, valutando la possibilità di inserire la soluzione già nel cd. decreto del Fare 2 o in quello sui precari della p.a. Invero si profila una vera e propria emergenza: a partire dal gennaio prossimo andranno a scadenza tutti i giudici di pace in servizio, lasciando sguarniti gli uffici nell’arco di brevissimi mesi.

La magistratura di pace associata ha chiesto pertanto ufficialmente al governo di far proprie le istanze provenienti direttamente dai cittadini e dai cd. Saggi nominati dal presidente Napolitano di valorizzazione della giustizia di pace. Nella quasi totalità dei progetti di legge, presentati in questa come nelle passate legislature, si prevede la continuità delle funzioni attraverso mandati quadriennali rinnovabili a richiesta, previa duplice valutazione di professionalità da parte del Consiglio superiore della magistratura e dei consigli giudiziari. Tale meccanismo è da noi giudicato positivamente per i connotati spiccatamente meritocratici e selettivi e in quanto nel contempo ha il pregio di evitare la dispersione di preziose professionalità formatesi in decenni di esercizio della giurisdizione.

In questi anni si è navigato a vista, con proroghe annuali che riguardavano i giudici di prima nomina, più anziani. Tale schema non è accettabile per due ordini di motivi: la evidente lesione dell’autonomia e dell’indipendenza del giudice e la rinnovata composizione del corpo dei magistrati di pace, che oggi sono nella stragrande maggioranza 40/50enni che, schiacciati dal peso di 1.000 procedimenti pro capite, sono stati costretti ad abbandonare la professione forense.

Chiediamo molto meno rispetto a ciò che è stato concesso ad altri magistrati onorari: per i magistrati tributari nel 2005 e per i magistrati onorari minorili nel 2010 è stata prevista una stabilizzazione tout court. Finanche i conciliatori, precursori nel nostro ordinamento dei giudici di pace, non avevano alcun limite di durata temporale.

Al ministro Cancellieri la magistratura di pace ha dato, altresì, una totale disponibilità rispetto alle proposte del Gruppo di lavoro sulle riforme istituzionali istituito il 30 marzo dal presidente della Repubblica, i cd. Saggi, composto peraltro da due autorevoli ministri dell’attuale esecutivo (Mario Mauro e Gaetano Quagliariello), i quali hanno suggerito un ampliamento delle funzioni dei giudici di pace e dei magistrati onorari. La prova che il nostro paese ha un imprescindibile bisogno di magistrati laici e onorari, per una serie di concause che non è possibile esaminare in questa sede, risiede nel fatto che il primo decreto cd. del Fare ha creato ulteriori nuove forme di magistratura onoraria (ad es. l’ausiliario del giudice).

Chiediamo di non rinunciare a valorizzare magistrati che hanno dato tantissimo al paese. Recentemente il caso Shalabayeva ha posto all’attenzione dell’opinione pubblica il ruolo assunto dal giudice di pace. Da quanto emerso dagli organi di informazione il magistrato che si è occupato del caso è evidentemente risultato esente da responsabilità (convalida del provvedimento del Questore di trattenimento presso il Cie), ma la vicenda ha dimostrato icasticamente l’estrema delicatezza delle funzioni esercitate, con decisioni che incidono direttamente sulla libertà personale in tema di immigrazione, ma anche in materia penale.

Le emergenze, come gli esami di eduardiana memoria, non finiscono mai nel settore della giustizia. Nei giorni scorsi l’Associazione nazionale giudici di pace ha chiesto di essere ricevuta dal Consiglio superiore della magistratura in via d’urgenza in quanto la revisione della geografia giudiziaria ha prodotto una serie di problematiche che si riflettono anche sulla giustizia di pace: in specie a cagione degli accorpamenti di alcuni tribunali si sono prodotte nuove incompatibilità che è necessario esaminare con attenzione.

Sotto alcuni aspetti le incompatibilità che riguardano i magistrati di pace sono più stringenti non solo rispetto a quelle degli onorari, ma anche dei magistrati di carriera. Inoltre in ordine al neo-istituito tribunale di Napoli Nord a nostro avviso è necessario procedere alla creazione del corrispondente ufficio del giudice di pace.

In ordine al dibattito in corso sulla geografia giudiziaria, ci si interroga se sia maggiormente funzionale un ufficio giudiziario di piccole dimensioni oppure uno di grandi. A mio avviso in medio stat virtus. Invero l’esperienza insegna che l’ufficio minuto è quasi sempre sovradimensionato rispetto alle effettive esigenze, mentre quello di grandi dimensioni affronta notevoli difficoltà di smaltimento dell’enorme mole di procedimenti da cui è gravato. L’ufficio di medie dimensioni, se provvisto di sufficiente personale di cancelleria, è a mio modesto avviso quello che meglio riesce a coniugare impiego di risorse ed efficienza. In tale ottica proprio il nuovo tribunale di Napoli Nord, a fronte della chiusura di decine di tribunali e sezioni distaccate, potrebbe costituire un importante banco di prova, una volta risolte le fisiologiche problematiche organizzative.

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