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Giudici di pace, c’è delusione

Nell’incontro svoltosi ieri in via Arenula con il sottosegretario alla giustizia Giuseppe Berretta l’Associazione nazionale giudici di pace ha affrontato la questione dell’imminente scadenza di tutti i magistrati in servizio e ha sottolineato il rischio di paralisi non solo della giustizia di pace, ma, di riflesso, dell’intero sistema.

Una questione parzialmente affrontata nel disegno di legge di Stabilità 2914, approvato martedì scorso dal consiglio dei ministri, che stabilisce una proroga di solo un anno per i giudici di pace in scadenza, secondo la bozza disponibile fino a ieri pomeriggio.

Abbiamo chiesto il rispetto degli impegni assunti ed evidenziato che la previsione nella legge di Stabilità di una semplice proroga per i giudici di pace, realizzerebbe una evidente marcia indietro rispetto all’incontro del 17 luglio scorso con il ministro della giustizia, Rosanna Cancellieri, la quale si era impegnata a uscire finalmente dalla logica delle proroghe e a valorizzare la magistratura di pace. Invero la situazione ha un precedente: la medesima emergenza è stata risolta nel 2005 con la previsione di un ulteriore mandato quadriennale. La mera proroga assesterebbe invece un colpo durissimo alla dignità e all’autonomia e indipendenza del magistrato, peraltro privo da circa 20 anni di coperture previdenziali ed assistenziali. Invero, le proposte di legge elaborate nel corso degli anni trovano un minimo comune denominatore nella previsione di almeno tre ulteriori mandati quadriennali per i magistrati in servizio.

L’Associazione nazionale giudici di pace sarebbe costretta a prendere atto che negli ultimi anni sono stato assunti provvedimenti espressione di una patente volontà punitiva rispetto ad una magistratura virtuosa, la più vicina al cittadino. Si pensi alla chiusura di poco meno di 700 uffici del giudice di pace, per risparmiare la non iperbolica cifra di 26 milioni di euro.

I cosiddetti saggi nominati dal presidente Napolitano, di cui facevano parte due ministri dell’attuale governo (Mauro e Quagliariello), oltre a Luciano Violante e Valerio Onida, hanno proposto nella relazione conclusiva un ampliamento delle funzioni dei giudici di pace. Noi ci siamo detti prontamente disponibili, ma fino ad ora tali idee sono rimaste lettera morta, mentre si è preferito dare spazio alla mediazione privata (dove almeno una parte non si presenta nel 75% dei casi, dati ministero della giustizia), i cui risultati è facile prevedere, come già in passato, non saranno determinanti per l’abbattimento dell’arretrato.

Tutto ciò appare assolutamente incomprensibile: il giudice di pace è giudice di primo grado appartenente all’ordine giudiziario, costituzionalmente previsto ed esercita delicatissime competenze nei settori civile e penale. Anche la materia dell’immigrazione è di competenza del giudice di pace e il caso Shalabayeva di quest’estate è lì a ricordarlo. Al giudice di pace va oggettivamente ascritto il merito di aver impedito il collasso della giustizia nel nostro paese.

Invero, secondo i più attenti analisti la questione del debito della giustizia può essere risolta in modo strutturale e definitivo con un aumento delle materie attribuite alla cognizione del giudice di pace, in tal modo deflazionando i tribunali.

L’agilità dei riti a disposizione consentirebbe di abbattere le lungaggini nel giro di un anno; inoltre i costi sono molto contenuti, 83 milioni di euro nell’anno giudiziario 2008/2009 a fronte dei 4,2 miliardi, che l’Italia spende per il funzionamento della giustizia.

La magistratura di pace ha negli anni raggiunto ottimi risultati in termini di efficienza: ciascun magistrato tratta circa mille procedimenti annui ed in media definisce un processo in meno di un anno. Tutto ciò a fronte di una durata media dei giudizi di otto anni in Italia. Gli appelli sono inferiori al 5%.

Lo stato italiano spende per l’irragionevole durata del processo ai sensi la legge Pinto alcune centinaia di milioni di euro annui. Ad oggi il ministero ha un debito di 340 milioni di euro (fonte sito internet ministero: news 11/07/2013), oltre ai 120 milioni comminati in sede europea. Tali spese non sono dunque in alcun modo attribuibili alla giustizia di pace su cui pure gravano circa 2 milioni di procedimenti annui

Inoltre è ormai chiaro che il paese ha bisogno di una magistratura laica di supporto a quella di carriera. Prova ne sia il fatto che con il cd decreto del fare sono state create ulteriori figure di magistrati onorari, quali l’ausiliario del giudice. Lo stesso insistente ricorso alla mediazione, dichiarata per alcuni aspetti incostituzionale, lo dimostra. Gli operatori del diritto, memori dell’esperienza nella materia del lavoro, sanno bene che con ogni probabilità l’istituto affidato a organismi privati non avrà alcun effetto benefico sul debito giudiziario del nostro paese.

I magistrati di pace chiedono meno rispetto a ciò che è stato concesso ad altri magistrati onorari: per i magistrati tributari nel 2005 e per i magistrati onorari minorili nel 2010 è stata prevista una stabilizzazione tout court. Finanche i conciliatori, precursori nel nostro ordinamento dei giudici di pace, non avevano alcun limite di durata temporale. La continuità delle funzioni avrebbe altresì il pregio di evitare disparità di trattamento tra i primi magistrati entrati in servizio nel 1995 e quelli che li hanno seguiti nel 2002. I primi sono in servizio da 20 anni, i secondi scadrebbero dopo 12 anni.

Abbiamo infine manifestato al sottosegretario il disagio per una riforma che tarda ad arrivare da oltre 10 anni e per la condizione di donne e uomini delle istituzioni che amministrano giustizia da ormai un ventennio. In particolare la condizione femminile è grave. Il giudice di pace donna non ha alcun tipo di sostentamento per il periodo della gravidanza.

In conclusione i giudici di pace chiedono di avere una maggiore serenità nel proprio lavoro con l’individuazione nella legge di Stabilità di almeno due mandati quadriennali, previa duplice valutazione di professionalità da parte del Consiglio superiore della magistratura e dei consigli giudiziari. Tale previsione non è eccentrica rispetto agli orientamenti parlamentari ed è contenuta nelle proposte di riforma che da in questa come nelle passate legislature sono state depositate. Auspichiamo che proprio dalle camere possano giungere proposte migliorative in tal senso.

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