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Giudici amministrativi ecco gli affari privati

Cade la norma per la «moralizzazione» dell’accesso al Tar e al Consiglio di Stato. Per i magistrati delle Procure e tribunali c’è da anni il divieto assoluto di insegnare nei corsi privati di preparazione ai concorsi. Non soltanto per diventare pubblico ministero o giudice ordinario, ma anche consigliere della Corte dei Conti, giudice del Tar e consigliere di Stato. Divieto che non vale per i giudici amministrativi.

Sull’onda dello scandalo Bellomo, e dei dubbi sulla reale proprietà della Scuola Diritto e Scienza per la quale il consigliere di Stato teneva i corsi promettendo alle borsiste il segreto per superare il concorso, nel 2018 era stato messo un paletto: almeno per il concorso al Tar, mai più lezioni di preparazione in Scuole private. Tre le ragioni di fondo: 1) la discriminazione. Nei candidati si è ingenerata la convinzione che ha più chance di passare il concorso chi paga il corso, in media 2.000-2.500 euro, rispetto a chi non può permetterselo. 2) l’impropria «vicinanza» fra candidati e i magistrati-docenti (colleghi di chi li giudicherà). 3) il giudice imprenditore. Deplorevole da un punto vista etico.

Ebbene, il 25 marzo, la retromarcia. Ma il divieto era stato già violato apertamente dal consigliere di Stato, Stefano Toschei, salito in cattedra giovedì 18 marzo di fronte agli aspiranti giudici Tar alla Scuola Direkta. Forse facendo affidamento sulla sua abolizione, e così è stato. Con una coincidenza: è stato appena bandito un maxi concorso da 40 posti, ampliati a 60. Migliaia i potenziali corsisti.

Incarichi e compensiNel corso del 2020, al netto dei conferimenti necessari, sono state ben 170 le autorizzazioni a svolgere incarichi esterni, 86 delle quali per insegnamento. Nel primo semestre 14 per docenze nelle scuole private, e 28 nelle università, di cui 17 statali e 11 private. Nel secondo 25 per scuole private e 20 per università, di cui 14 statali e 6 private. Il volume d’affari più corposo per i consiglieri è proprio quello delle Scuole: 488.500 euro. A cui si aggiungono i circa 100 mila euro delle Università (inclusi i due incarichi universitari del consigliere Franco Frattini: 15 mila euro dalla Link University per un anno da Programme Leader a Giurisprudenza, e 5 mila euro per 16 ore di lezione alla Luiss Business School).

A scorrere i compensi si nota la differenza tra l’attività svolta nelle Università, un servizio offerto come contributo alla formazione che andrebbe rafforzato, e quella svolta nelle Scuole, vera fonte di ricchezza.

Così il compenso del giudice Tar Paolo Nasini è di 80 euro lordi l’ora alla Scuola di Specializzazione delle professioni legali dell’Università di Genova. Quello del presidente di sezione del Consiglio di Stato Roberto Giovagnoli alla scuola Ita è di 1 .500 euro lordi a lezione per complessivi 60 mila. Francesco Gambato Spisani: 1.350 euro per 30 ore alla scuola di specializzazione della facoltà di giurisprudenza a Brescia. Giovanni Grasso: 1.500 euro a lezione per 48 mila totali. Alfredo Allegretta 700 euro per 14 ore all’Università Aldo Moro di Bari, mentre Vincenzo Neri ne incassa 2.000 ad incontro, per 60 mila totali.

I legami con le società privateResta il divieto di trasformare l’attività accademica in business. C’è chi aveva proposto di abolirlo in plenum, sostenendo che tanto le varie regole sulle società sono fittizie, perché spesso aggirate. Un sospetto che aveva lambito anche Bellomo. Lui lo aveva respinto. Ma dopo essere stato estromesso dal Consiglio di Stato per vicende giudiziarie, sono iniziati i trasferimenti di quote della Diritto e Scienza srl, che a lui forniva lauti stipendi e l’uso di una Ferrari. Da gennaio 2021 è totalmente sua. Con una liquidità di cassa pesante: 540.272 euro di ricavi nel 2019 e una disponibilità di 1.904.598 euro. Insomma non si può essere proprietari, né congiunti o parenti fino al sesto grado delle società che organizzano i corsi o le gestiscono. Ma le visure dicono altro.

La moglie del consigliere di Stato Francesco Caringella, Sandra Della Valle, fino al 2019, deteneva il 94% della Dike, che fatturava 1.511.957 e pagava le lezioni del marito e del collega Grasso. In un vorticoso intreccio di società e attività che condividono la stessa sede legale a Molfetta e gli stessi soci, la sua storia si incontra con quella di Maria Elena Mancini, moglie di un altro giudice del Consiglio di Stato, Roberto Garofoli,ora sottosegretario alla Presidenza del Consiglio. Lei attualmente è proprietaria di NLD concorsi, società amministrata da suo padre Domenico e Nel diritto srl, quest’ultima ha un fatturato di 2.522.785 euro e una disponibilità liquida di altri 2.577.641. Tre le loro società che si sono succedute in via San Francesco d’Assisi a Molfetta, tre sono state chiuse: la Omniaforma sas della Mancini, e la Corsolexfor srl, e Lexfors sas, codirettori scientifici il consigliere Francesco Caringella e Roberto Garofoli. Nel frattempo però a Roma nasce la Lexfor srl: al 31 dicembre 2019 aveva 847.387 di fatturato. Tra gli incarichi di Garofoli autorizzati anche la docenza alla Paragrafodue, una srl, costituita il 19 settembre 2019. A fine novembre 2020 autorizzate 25 lezioni per complessivi 25.000 euro alla Direkta, dove nel comitato scientifico siedono il presidente di sezione Fabio Taormina e i consiglieri Vincenzo Neri e Toschei. Per anni ci ha insegnato Gianpiero Paolo Cirillo, oggi presidente di Sezione al consiglio di Stato e componente del Cpga (organo di autogoverno della giustizia amministrativa). Nel comitato scientifico di Scuola di Alta Formazione Atena, secondo gli ultimi dati pubblicati sul sito nel 2018 c’erano tre componenti del Cpga: Salvatore Mezzacapo, Francesco Elefante e Giovanni Ricchiuto. Ora non è disponibile e trasparente questa informazione. Vi insegnano Michele Corradino, 20 lezioni autorizzate per 40 mila euro, e Brunella Bruno, 20 lezioni, 500 euro ciascuna. Poi c’è l’associazione culturale Calamus Iuris, assegna incarichi a magistrati del Tar Napoli, 6.500 euro a Luca Cestaro, presidente del comitato scientifico, in cui siede, e tiene lezioni, anche il collega Gianluca Di Vita. Infine c’è chi insegna in casa propria. Sono stati autorizzati fino a 40 giorni di lezione. E qui quanto si fanno pagare, e come, lo sanno solo loro. In sostanza, a fronte di una forte domanda, l’offerta pubblica, inspiegabilmente, non è ma decollata, lasciando campo libero alla libera iniziativa. Nulla però giustifica la presenza dei magistrati nelle scuole private, poiché non mancano certo fior di avvocati e professori universitari.

C’è poi il tema del reclutamento: l’alto rischio di selezionare coloro che si sono allenati sulle tracce d’esame e non necessariamente i migliori, con ricadute su tutto il sistema giudiziario.

Migliaia di procedimenti pendentiResta un problema, che dovrebbe essere il primo per l’organo di autogoverno della magistratura amministrativa. Il mestiere per cui sono stati assunti i magistrati è quello di occuparsi dei ricorsi. Nel 2020 erano 22.600 i procedimenti pendenti al Consiglio di Stato, e 135.400 al Tar. L’arretrato è un mostro che divora le legittime aspettative di giustizia dei cittadini. Al Tar di Catania pendono 2.453 procedimenti ultradecennali (più altri 851 da fissare). A quello di Roma 1.818. A quello di Venezia 1.075. I ricorsi ultraquinquennali in attesa di giudizio sono 14.689 a Roma (più 9.944), 3.257 (più 1.287) a Catania, 2.543 a Palermo (più 1.752), 2.094 a Napoli (più 763).

Ma i magistrati non possono fare di più, perché si sono dati un tetto massimo di sentenze al mese, anche a tutela della qualità. Ma poi hanno fatto una norma sullo smaltimento dell’arretrato. Chi si offre volontario viene pagato in più a sentenza. Uno schema perfetto per proteggere chi fa altro.

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