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Giudici a tassazione separata

Arretrati dei giudici tributari a tassazione separata. La norma introdotta nell’estate del 2011 che assoggetta a imposizione ordinaria i compensi variabili corrisposti dal Mef nell’anno successivo a quello di riferimento è incostituzionale. Per circa 4 mila magistrati del fisco si apre ora la possibilità di chiedere a rimborso la maggiore Irpef pagata su tali somme negli ultimi due anni. È quanto ha stabilito la Corte costituzionale con la sentenza n. 142 del 2014, depositata ieri.

La pronuncia interviene su una vicenda che fin da subito, ossia da quando il dl n. 98/2011 è entrato in vigore, ha suscitato le proteste dell’Associazione magistrati tributari.

Nel caso finito sul tavolo della Consulta era stata la Ctp di Campobasso a rimettere la questione: un componente aveva percepito nel dicembre 2012 compensi arretrati del 2011 per un importo lordo di 5.932 euro, sui quali aveva pagato Irpef con aliquota progressiva massima, invece che con tassazione separata (come precedentemente previsto dall’articolo 17 del Tuir). L’Agenzia delle entrate aveva negato il rimborso della maggiore imposta, innescando il contenzioso.

Secondo i giudici costituzionali i compensi dei magistrati tributari, essendo assimilati ai redditi da lavoro dipendente, devono scontare gli stessi criteri di imposizione di questi ultimi: principio di cassa per gli emolumenti percepiti nel periodo d’imposta, tassazione separata per gli emolumenti arretrati. «La norma censurata», si legge nella decisione, «non ha sottratto i compensi dei giudici tributari al regime della tassazione separata, ma a differenza di tutti gli altri percettori ha provveduto a fissare un periodo di ritardo oltre il quale la tassazione separata continuerebbe a trovare comunque applicazione». Se erogati per esempio con due anni di ritardo, gli arretrati finirebbero infatti a tassazione separata, con aliquota inferiore rispetto a quella marginale Irpef. Ciò crea «in assenza di una ragionevole motivo discriminante, una situazione di trattamento svantaggioso rispetto alle altre specie di redditi assimilati». Per esempio quelli dei giudici di pace, con i quali secondo la Consulta vi è una «chiara affinità».

Non solo. A parere dei giudici delle leggi lo scopo della disposizione censurata, in assenza di giustificate ragioni, «appare quello di incrementare il gettito dell’imposta». Il quadro normativo delineato dall’articolo 39, comma 5 del dl n. 98/2011 viene poi definito irragionevole e contraddittorio, anche perché contestualmente il legislatore non ha espunto tali redditi da quelli assimilati al lavoro dipendente, né ha apportato altre modifiche alla disciplina generale della tassazione separata. La norma risulta quindi in contrasto con i principi sanciti dagli articoli 3 (uguaglianza) e 53 (capacità contributiva) della Costituzione. Da qui la dichiarazione di illegittimità, che apre la porta alle richieste di rimborso dei giudici tributari sui compensi arretrati.

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