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Il giudice scivola su Facebook

Sono tante, sono troppe, le segnalazioni di condotte “scorrette” da parte dei magistrati. E preoccupano, al di là del loro esito, perché testimoniano una generale sfiducia dell’opinione pubblica per l’operato di giudici e pubblici ministeri. Lo testimonia la relazione del Procuratore generale della Cassazione che mette in luce come nel corso del 2017 sono state segnalate ben 1.340 notizie di possibile rilievo disciplinare, in linea con l’anno precedente (1.363), e con sostanziale stabilizzazione nell’ultimo quinquennio (il numero medio delle notizie nel periodo 2012-2016 è pari a 1.335). A fronte di queste sopravvenienze, nell’anno decorso l’Ufficio ha archiviato con decreto motivato l’89,7% del totale dei procedimenti definiti.
Una sfiducia che, per il neo procuratore generale Riccardo Fuzio «può essere la conseguenza dei difficili rapporti tra politica e giustizia, in parte, può essere l’effetto delle soventi delegittimazioni o denigrazioni provenienti da parti o imputati “eccellenti”, ma può essere anche il sintomo che, a fronte di una quantità abnorme di processi che gravano su tutte le sedi giudiziarie, non sempre vi è una risposta qualitativamente adeguata di chi è tenuto a rendere giustizia».
E, se è improprio chiedere alla giustizia disciplinare di risolvere il problema di un’immagine incrinata della magistratura, con altrettanta sicurezza si può però affermare che molte condotte, tra quelle che colpiscono l’opinione pubblica, sono prive di sanzione, non essendo agevolmente riconducibili ad alcun illecito tipizzato. Quando poi era proprio la tipizzazione delle condotte illecite a rappresentare uno dei punti più innovativi del nuovo ordinamento giudiziario.
E il caso delle esternazioni extrafunzionali di magistrati, sempre più frequenti attraverso i numerosi social network, «particolarmente, attraverso Facebook – afferma la relazione del Pg – che, tra i social network, è il più diffuso e utilizzato da tutti, compresi politici, giornalisti e magistrati». Il problema è che anche Facebook, come ogni altro strumento di comunicazione, televisione, stampa, blog, si presta, nella lettura del procuratore, a diventare mezzo attraverso il quale possono consumarsi reati, illeciti disciplinari, dichiarazioni improprie.
Gli esempi? Diversi e anche assurti a loro modo all’onore delle cronache: dalla Pm che sul suo profilo commenta l’avvenenza di un noto attore (Gabriel Garko) coinvolto in un’indagine da lei condotta o al pubblico ministero che aveva diffamato su Facebook l’ex sindaco di Roma Ignazio Marino.
Nel 2017 sono state esercitate in totale 149 azioni disciplinari (erano 156 nel 2016), di cui: 58 per iniziativa del Ministro della giustizia (in diminuzione del 22,7% rispetto al 2016, in cui erano 75); 91 per iniziativa del Procuratore generale (erano 80 nel 2016, in aumento quindi del 13,8%).
I procedimenti disciplinari definiti nel 2017 si sono conclusi nel 65,6% dei casi, con la richiesta di giudizio; nel 28,9% dei casi, con richiesta di non farsi luogo al giudizio; nel restante 5,6%, con riunione ad altro procedimento. Resiste un tasso specifico di incolpazioni disciplinari più elevato per i magistrati requirenti rispetto a quelli giudicanti, in relazione all’organico dei magistrati in servizio (20 incolpazioni ogni 1.000 requirenti, rispetto a 17 ogni 1.000 giudicanti).
La Sezione disciplinare del Csm ha pronunciato in 35 casi sentenze di condanna (24 censure, 4 ammonimenti, 4 perdite di anzianità e 3 rimozioni). Come negli anni precedenti è nelle regioni del meridione che si concentra il maggior numero di magistrati soggetti ad azione disciplinare. Nelle sole regioni Sicilia e Campania, presta servizio il 30,8% dei magistrati incolpati.
Nel 2017, il numero totale di illeciti contestati diminuisce rispetto al valore di picco del 2016, passando da 268 a 246, soprattutto per effetto del più moderato numero di azioni disciplinari richieste da parte del Ministro. Il 47,6% delle incolpazioni riguarda le violazioni del dovere della correttezza, il 38,6% della diligenza e quelle relative al comportamento al di fuori dell’attività giudiziaria rappresentano il restante 13,8%, più del doppio rispetto a quelle rilevate nel 2016.
Tra le violazioni al dovere della diligenza, il tipo di illecito più contestato è rappresentato dalla violazione di norme processuali penali e civili (16,7%) e a seguire il ritardo nel deposito di provvedimenti, che rappresenta il 9,8% del totale delle incolpazioni. Sono invece violazioni del dovere della correttezza e dei comportamenti al di fuori dell’esercizio dell’attività giudiziaria gli illeciti disciplinari come la scorrettezza, atti e comportamenti pregiudizievoli/vantaggiosi e ingiuria o diffamazione e/o altri reati. Esse nell’anno decorso rappresentano complessivamente il 35,8% del totale degli illeciti disciplinari.

Giovanni Negri

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