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Giubileo, la tassa sui pellegrini

Giubileo 2015, arriva la tassa sul pellegrino. Un contributo (volontario) di 50 euro che consentirà ai fedeli, che dall’estero si recheranno a Roma per il Giubileo della Misericordia proclamato da Papa Francesco, di usufruire delle prestazioni del Servizio sanitario nazionale. C’è anche questo nella maxi operazione di spending review sanitaria (attuativa dell’accordo con le regioni dello scorso 26 febbraio) che il governo Renzi ha caricato sul groppone del decreto legge in materia di enti locali all’esame del senato (dl 78/2015).

Nel pacchetto di emendamenti, depositati sabato mattina in commissione bilancio, le misure per la riduzione della spesa sanitaria costituiscono il piatto forte, anche perché con esse l’esecutivo punta a risparmiare 2 miliardi e 352 milioni a decorrere dal 2015. Come? Attraverso una stretta a tutto campo che parte dalla spesa per beni, servizi, dispositivi medici e farmaci e arriva a imporre il taglio delle prescrizioni mediche inappropriate minacciando i camici bianchi disattenti con la sanzioni della riduzione dello stipendio. E a sorpresa spunta il contributo di 50 euro a carico dei pellegrini del Giubileo. Un obolo che, una volta pagato e «comprovato da idoneo titolo», consentirà di usufruire delle prestazioni mediche «gratuitamente», come spiega, con un evidente ossimoro, la norma scritta dal governo.

Oltre al pacchetto sanitario e alla soluzione ponte per i funzionari incaricati dell’Agenzia delle entrate (si veda altro articolo a pag. 23), il corposo fascicolo di proposte di modifica interviene anche sui ritardi delle regioni nel legiferare sulle funzioni provinciali non fondamentali da riallocare presso altri livelli di governo. Ritardi che in parte sono responsabili dello stato di dissesto generalizzato in cui versano gli enti di area vasta costretti a sobbarcarsi costi amministrativi e di personale che non dovrebbero essere più a loro carico (si veda ItaliaOggi del 16 luglio 2015).

Per questo l’emendamento firmato dal sottosegretario all’economia, Pier Paolo Baretta, prevede che le regioni inadempienti alla data del 30 ottobre siano tenute a versare, entro il 30 novembre per quest’anno ed entro il 30 aprile per gli anni successivi, a ciascuna provincia o città metropolitana del proprio territorio, i costi sostenuti dagli enti intermedi per l’esercizio delle funzioni non fondamentali rimaste ancora a carico delle province. Questa forma di «risarcimento» da ritardo non sarà più dovuta dalla data di effettivo esercizio delle funzioni da parte degli enti individuati dalla legge regionale.

Spending review sanitaria. Come detto, si tratta della parte più corposa del fascicolo di emendamenti governativi. E contiene interventi molto eterogenei, tutti mirati ad alleggerire di 2,3 miliardi il livello di finanziamento del Ssn a cui concorre lo Stato.

Si parte con la razionalizzazione delle spese per beni e servizi. Gli enti del Servizio sanitario nazionale dovranno proporre ai propri fornitori una rinegoziazione dei contratti in essere allo scopo di tagliare i prezzi unitari e/o i volumi di acquisto. L’obiettivo è ridurre del 5% l’anno il valore complessivo dei contratti in essere con un risparmio che dovrebbe aggirarsi intorno ai 788 milioni quest’anno e 805 l’anno prossimo. Analoga stretta colpirà i contratti relativi alle forniture di dispositivi medici, fermo restando il tetto di spesa nazionale fissato al 4,4%. In questo caso, l’esecutivo si attende risparmi per 550 milioni nel 2015 e 792 nel 2016. Qualora non dovessero raggiungere l’accordo con i fornitori, gli enti del Ssn potranno, entro 30 giorni dalla trasmissione della proposta di rinegoziazione, recedere dai contratti, in deroga alle norme del codice civile, senza alcun onere.

Giro di vite anche sulle cosiddette «prestazioni sanitarie inappropriate». Con decreto del ministro della salute, verranno individuate «le condizioni di erogabilità e le indicazioni di appropriatezza prescrittiva delle prestazioni di assistenza specialistica ambulatoriale». Le prestazioni non comprese nelle indicazioni del decreto resteranno a totale carico dell’assistito. Asl, ospedali ed enti di ricerca dovranno aggiornare e informare i medici prescrittori, anche perché in caso di errore rischieranno grosso. Il medico che non motiverà le ragioni della mancata osservanza delle nuove regole subirà infatti una riduzione del trattamento economico accessorio (se dipendente del Ssn) o delle quote variabili della retribuzione (se convenzionato con il Ssn).

E veniamo al capitolo Giubileo. Per fronteggiare le esigenze sanitarie connesse al Giubileo 2015-2016, la regione Lazio avrà un contributo di 33,5 milioni e gli enti sanitari potranno assumere senza paletti personale a tempo determinato. Con il versamento di 50 euro a titolo di contributo, i pellegrini si garantiranno l’assistenza sanitaria d’urgenza presso le strutture ospedaliere del Ssn. Diversamente, pagheranno le tariffe vigenti nella regione dell’ospedale che li ha curati. Non dovranno pagare nulla i fedeli provenienti da paesi con i quali l’Italia ha stretto accordi in materia sanitaria.

Pioggia di fondi agli enti locali. Il governo investirà parte dei 2,3 miliardi tagliati alle regioni per la spesa sanitaria in una pioggia di finanziamenti agli enti locali. Per le esigenze più disparate. Duecento milioni andranno alla regione Sicilia per compensarla del calo del gettito Irpef registrato a seguito delle modifiche nelle procedure di pagamento dei dipendenti pubblici. Centoventi milioni prenderanno la direzione della Valle d’Aosta per coprire le spese legate al contratto di servizio con Trenitalia. Le città metropolitane di Milano e Torino avranno rispettivamente 60 e 20 milioni di euro per «sopperire a specifiche e straordinarie esigenze finanziarie». Tutto il comparto degli enti di area vasta incasserà un contributo aggiuntivo di 30 milioni per l’assistenza degli alunni con handicap fisici o sensoriali. Infine, per i comuni veneziani colpiti dalla tromba d’aria dello scorso 8 luglio (Dolo, Pianiga e Mira) sono in arrivo sconti sul patto di stabilità.

Oggi la commissione bilancio inizierà il voto sugli emendamenti. Da parte dei senatori non si prevedono molti subemendamenti al testo del governo, mentre si attendono le mosse delle relatrici Magda Zanoni e Federica Chiavaroli i cui emendamenti dovrebbero limitarsi a fare opera di sintesi delle modifiche proposte dai gruppi.

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