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Giù il sipario sui Ristori biglietti gratis per i vaccinati

Se c’è una cosa che dovremmo avere imparato dagli economisti è che le persone rispondono a incentivi. Eppure, in un momento così complicato come la pandemia Covid 19, abbiamo deciso di fingere che non sia così. Tutta la complessa partita sui vaccini è stata giocata, in Europa, nella convinzione che fosse opportuno limitare quanto più possibile lo spazio del mercato, non lasciando alla libera contrattazione fra privati nemmeno un interstizio, per evitare un aggravio di costi per il bilancio pubblico. Forse l’esito non è stato brillantissimo: come hanno scritto Natale D’Amico e Giovanni Guzzetta sul Dubbio , il Regno Unito ha pagato per ciascuna dose fra le due e tre volte quanto spuntato dall’Ue e ne ha avuto in cambio forniture più celeri.

Nel contempo, la discussione su come indurre alla vaccinazione il singolo individuo è stata intensa ma sterile. I governi europei stanno ragionando di un qualche tipo di «passaporto vaccinale»: la misura però è controversa, non si capisce come si valuterebbe l’eventuale immunità naturale (si veda Vitalba Azzollini e Serena Sileoni, «La vaccinazione tra diritti e doveri», 8 febbraio 2021, Istituto Bruno Leoni), la diversità di strategie vaccinali fra Paesi europei la rende di difficile attuazione. In Italia, qualcuno ha avanzato l’ipotesi di un obbligo di legge per determinate categorie, ma per alcuni partiti, ieri fiancheggiatori o quasi dei NoVax, si tratta con tutta probabilità di un osso troppo duro da ingoiare. Rischiamo di demandare la soluzione all’Unione europea e poi di ritrovarci con uno strumento sbilenco e che qualche Corte costituzionale può facilmente impugnare. Insomma, massima ambizione e minimo risultato.

La strada

Se non ci fosse stato l’affaire Astra Zeneca, potremmo evitare di porci il problema: i vaccini sono scarsi, in Italia abbiamo più persone che desiderano essere immunizzate che dosi per farlo. Ma la sospensione, per quanto temporanea, di Astra Zeneca ha avuto ripercussioni profonde nell’opinione pubblica, sono aumentati i perplessi, lo stesso processo che ci ha portato in un solo anno ad avere quattro vaccini disponibili è stato minato nella sua legittimità. In più, il clamoroso passo falso della raccomandazione della quarantena, per vaccinati, in presenza di contatto con un positivo, costituisce un potentissimo disincentivo soprattutto per i più giovani: se anche da immunizzato devo mettermi in quarantena, chi me lo fa fare?

Per questo è importante avere una strategia se non per convincere i riottosi, almeno per smuovere gli indifferenti.

Ammettiamo che non si voglia spingere alla vaccinazione attraverso un sussidio cash, anche per non alimentare recriminazioni da parte dei già vaccinati. Una possibilità potrebbe essere distribuire voucher che equivalgano a un sussidio alla domanda per tutte quelle attività (eventi, cinema, teatri, palestre) che hanno chiuso i battenti per la pandemia. Sotto il profilo simbolico, si associa chiaramente, agli occhi del cittadino, il vaccino con la normalità: andare al cinema, tornare allo stadio, provare a rimettersi in forma in palestra non appena sarà possibile. Dal punto di vista dello Stato, sono attività che vanno, nel bene o nel male, «ristorate» e che hanno sin qui pagato un prezzo più alto di altre, anche perché molto spesso non avevano alle spalle una struttura imprenditoriale particolarmente solida o, talvolta con un po’ di furbizia, avevano la forma di enti non profit. Ristoro per ristoro, non è meglio sussidiare la domanda che l’offerta, stanziare fondi per le scelte dei consumatori? In parte, è una questione di forma: un voucher che può essere speso in cinema o nei teatri finisce, per l’appunto, per sostenerli. Ma è pure una questione di sostanza.

L’alternativa

Anziché accrescere il fiume dei sussidi, che già contraddistinguono in parte queste attività, li si vincola a una preferenza espressa dai consumatori e dagli utenti. Si aiuta lo spettacolo dal vivo non perché ha diritto, per esempio, ai fondi FUS ma perché rappresenta un valore per determinate persone. Si sostiene quell’attività partendo dal consumatore perché la pandemia non ha danneggiato solo chi il servizio lo offre, ma anche chi ha dovuto rinunciarvi. Al reddito dell’uno corrisponde la qualità della vita dell’altro.

Un incentivo di questo tipo, biglietti del cinema ai vaccinati, non ha bisogno di grandi accordi europei e non crea discriminazioni odiose tra le persone. E’ un piccolo segnale, che non libererebbe i NoVax dai loro demoni ma convincerebbe una quota di perplessi a investire qualche ora del loro tempo per farsi vaccinare. E renderebbe chiaro a tutti che la vaccinazione non è un feticcio, ma il passo decisivo per tornare alla vita di ieri.

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