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Giù rublo, petrolio e Borse a Milano scivolano le banche Visco contesta gli stress test Bce

Le Borse europee compiono un’altra discesa con perdite virtuali di circa 200 miliardi, se misurati in capitalizzazione dell’indice Stoxx 600 che cala del 2,19%. Piazza Affari va peggio di tutte (-2,81% l’indice Ftse Mib) e le sue ali di piombo sono ancora le banche, che assiepano il listino e hanno perso oltre il doppio dell’indice. In coda sempre il Monte dei Paschi, che ha aperto e chiuso male cedendo l’8,14% a quota 0,52 euro, nuovi minimi. Siena capitalizza ormai 2,68 miliardi, metà di quanto ricapitalizzò a giugno, e quasi quanto ricapitalizzerà tra un semestre per colmare il deficit di patrimonio emerso nei test Bce. Gli operatori ieri hanno venduto nel timore che l’ennesimo salvataggio non riesca: rivali compratori non se ne vedono, e il nulla osta di Francoforte al piano di rafforzamento da 2,5 miliardi, venerdì, è un assenso parziale che potrebbe celare insidie a gennaio, quando l’Eurotower esaminerà i modelli delle vigilate. Finora a Rocca Salimbeni non è giunta la comunicazione Bce; difficilmente arriverà per Natale, comunque giovedì il cda Mps fa il punto. Tra i nodi da sciogliere c’è la richiesta di mitigare il deficit patrimoniale: la banca ha chiesto uno “sconto” di 390 milioni, che potrebbero essere accolti per metà. Le modalità di gestione dei test Bce, che hanno fatto emergere Mps e Carige come due tra gli istituti più malmessi d’Europa, sono stati criticate dal governatore della Banca d’Italia, che le ha contestate formalmente. «Non è stata effettuata alcuna armonizzazione delle altre discrezionalità nazionali – ha detto Ignazio Visco in audizione alla Camera – tra cui la possibilità di graduare nel tempo la deduzione degli avviamenti dal capitale. È stato adottato, con decisione da noi non condivisa e contestata per vie formali, un approccio asimmetrico». Circa la vigilanza su Siena, ha aggiunto: «Abbiamo fatto i salti mortali per capire, abbiamo fatto il massimo, ma non è stato facile».

Sui mercati hanno pesato le incognite macroeconomiche, tornate a far paura a dicembre. Al petrolio, dimezzato da luglio, non è riuscito il rimbalzo: il Brent ha violato quota 60 dollari al barile. Il petrolio ha affossato il rublo, valuta di Mosca che per la prima volta ha toccato quota 60 sul dollaro. La Banca centrale stima che se il greggio non risale il Pil 2015 calerà tra 4,5 e 4,8%. Sui rischi di deflazione Visco ha detto: «In Europa c’è un indebolimento della ripresa e sull’inflazione sarà peggio nei prossimi mesi con la caduta del petrolio. C’è un problema forte per i paesi che hanno più debito e per questo la Bce deve operare un contenimento assoluto di questi rischi». E nella Grecia che va verso elezioni anticipate l’ex ministro delle finanze Yannis Stournaras, che presiede la Banca centrale, ha detto: «La liquidità nel mercato sta diminuendo e il rischio di danni irreparabili per l’economia è grande».
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