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«Giù le tasse sulle pensioni private»

L’ occasione è stata la presentazione del secondo rapporto annuale dell’Adepp (l’Associazione degli enti di previdenza dei professionisti), il momento giusto per fare il punto su un mondo che non è mai stato tanto al centro dell’attenzione politica e mediatica.
Prima è meglio partire dai numeri presentati nella ricerca: il centro studi dell’Adepp ha preso in considerazione il periodo dal 2005 al 2011 (quello che permette di rilevare l’andamento della previdenza privata prima e durante la crisi economica). Dalla ricerca emerge che i redditi reali annuali di tutti i professionisti hanno fatto registrare un calo medio del 5%, ma in realtà ci sono raggruppamenti, come quello dell’area giuridica (che comprende avvocati e notai) dove la flessione ha toccato quota 23%.
Pericolo giovani
A preoccupare maggiormente è la condizione dei giovani che hanno redditi più bassi ed erediteranno un sistema solido ma capace di erogare pensioni davvero basse.
Come se non bastasse, questi dati vanno incrociati con altri provenienti dal mondo universitario: il 10% dei laureati lavora già all’estero per mancanza di opportunità in Italia. Invece il 50% dei laureati non trova lavoro.
Si tratta di una situazione molto compromettente per il futuro del nostro paese, alla quale anche il mondo della previdenza privata cerca di dare risposte. Ma chiede scelte politiche precise. «Ci sono posizioni diverse in Europa rispetto al nostro mondo — spiega Andrea Camporese, presidente Adepp —. Altri Stati hanno imposto ai professionisti di aumentare le garanzie di sostenibilità di lungo periodo, come è accaduto in Italia. Ma in compenso hanno deciso di attenuare la pressione fiscale sulla previdenza privata. Noi invece restiamo i più tassati d’Europa. Su questo fronte siamo determinati a condurre una battaglia, anche giudiziaria, su tutti i versanti. Il fatto che un euro versato da un professionista francese non veda in alcun modo tassate le plusvalenze finanziarie generate dal suo investimento da parte della Cassa di appartenenza, contro il 20 per cento italiano, genera una ingiusta e inaccettabile sperequazione».
Nuove insidie
Il ministro per lo Sviluppo economico Corrado Passera, intervenuto alla presentazione del rapporto, ha ammesso la necessità di qualche correzione ma ha anche invitato le casse dei professionisti a non tirarsi indietro nell’opera di sostegno a un Paese che deve puntare alla crescita. «Ma noi questo tipo di disponibilità l’abbiamo sempre garantita — sbotta il presidente Adepp —. Abbiamo finanziato il sostegno al paese sottoscrivendo titoli di Stato. Ma adesso vediamo che l’Imu non viene imposta a soggetti di rilevanza sociale e religiosa mentre viene fatta pagare totalmente a enti come i nostri che hanno come missione quella di pagare pensioni. L’eliminazione di queste storture vedrebbe come primo beneficiario lo Stato grazie alla diminuzione delle coperture sociali e assistenziali da garantire per il futuro».
Invece i segnali non sembrano esattamente distensivi. «C’è sconcerto, contrarietà e forte dissenso nei confronti dell’emendamento della legge di stabilità che tenta di impedire un ricorso in Cassazione, in relazione alla nostra inclusione nell’elenco Istat che definisce il perimetro della pubblica amministrazione e che quindi ci inserisce nella spending review. Se il problema è drenare risorse da un soggetto privato lo si faccia alla luce del sole e non con emendamenti notturni che si commentano da soli e che i due milioni di professionisti italiani avranno modo di commentare privatamente».

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