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“Giù le tasse, ma senza sanatorie” Corte dei Conti, allarme recessione

La «corruzione sistemica » pregiudica la crescita dell’economia, la pressione fiscale è «fuori linea» e favorisce effetti recessivi, inoltre resta il pericolo di «avvitamento» (più tagli, meno Pil, meno gettito, nuovi tagli) della nostra economia. Il presidente della Corte dei Conti Giampaolino lancia l’ennesimo monito della magistratura contabile, in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario 2013 che cade nel bel mezzo della campagna elettorale.
La spirale recessiva è stato il motivo conduttore della relazione di Giampaolino. «L’asimmetria temporale tra gli effetti restrittivi delle ripetute manovre di riduzione del disavanzo e l’impatto positivo sulla crescita degli interventi di sostegno all’economia e delle riforme genera – ha avvertito il capo della magistratura
contabile – un equilibrio fragile e una rincorsa incompiuta degli obiettivi di finanza pubblica».
Mentre la Corte dei Conti si prepara a chiedere al Tesoro la lista dei contratti derivati con le banche straniere il condono fiscale ha tenuto banco ieri nel corso della giornata dell’inaugurazione. Il nuovo procuratore generale Salvatore Nottola nel corso di una conferenza stampa si è soffermato sulla sanatoria, come spiegherà più tardi, in funzione «tecnica e astratta». Il condono fiscale, ha osservato spiegando la natura della misura in chiave accademica, ha motivazioni «intuitive e fondate» che sono «di norma, la deflazione del contenzioso e l’introito in tempi rapidi di somme difficilmente recuperabili ».
Tanto è bastato tuttavia al centrodestra e a Gasparri per montare un caso: «La Corte dei Conti appoggia la proposta Berlusconi », hanno esultato. In realtà Nottola, uscendo dall’accademia, ha spiegato già durante la conferenza stampa che i condoni sono una «sanatoria dell’evasione fiscale» e ha anche fatto esplicito riferimento allo scandaloso caso, già denunciato dalla Corte dei Conti, verificatosi con il «tombale» del 2002-2003 quando molti contribuenti versarono solo la prima rata del condono sanando la propria posizione senza poi pagare le rate successive (mancano ancora all’appello 4-5 miliardi). Il Procuratore Nottola, di fronte alla bufera politica, ha chiarito ulteriormente il suo pensiero: «La Corte non ha alcun avviso favorevole al condono», ha mandato a dire con una nota ufficiale nel pomeriggio. E al telefono con Repubblica in serata ha tenuto a ribadire personalmente: «La mia posizione è di assoluta contrarietà al condono come cittadino e come magistrato».
L’altra questione veramente rilevante e rischiosa è quella dei contratti derivati stipulati dal Tesoro italiano con banche internazionali negli Anni Novanta in
vista dell’ingresso nell’euro. Come è noto nel gennaio dello scorso anno è stato chiuso il contratto in essere tra Tesoro e la banca Morgan Stanley con una perdita – rileva la Corte dei Conti – di 2,6 miliardi per l’Italia. La questione, filtrata allora sui circuiti internazionali e oggetto di un no comment di Via Venti Settembre, ha scatenato una interrogazione parlamentare alla quale, singolarmente, rispose il sottosegretario all’Istruzione Marco Rossi Doria. Rivelò che il valore di riferimento dei titoli oggetto delle operazioni di swap dello Stato italiano è di 160 miliardi ma non espresse valutazioni sui rischi per i nostri conti pubblici. Oggi la Corte dei Conti osserva che «non è ancora dato sapere» quanti di questi contratti includano la clausola di chiusura anticipata (come quella esercitata con Morgan Stanley e foriera della perdita). La ragione dell’interesse della magistratura contabile è che se la clausola scattasse comporterebbe un peso sui nostri conti pubblici di alcuni miliardi. Siccome la Corte dei Conti in sede di giudizio di parificazione a giugno deve esaminare un po’ tutti i conti dello Stato, dalle fatture delle Asl agli swap, la magistratura contabile sta preparando una richiesta ufficiale e pressante al Tesoro.

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