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“Giù le mani dalla magistratura Italia in coda nei processi civili”

Signora Reding, il quadro della situazione della giustizia civile in Italia che lei come commissario europeo ha presentato oggi è a dir poco disastroso. Siamo agli ultimi posti in Europa sia per la lunghezza dei procedimenti, sia per la percezione dell´indipendenza dei giudici. Che cosa dobbiamo fare?
«Come si sa, in materia di Giustizia la Commissione non ha il potere di dire agli Stati membri che cosa devono o non devono fare. Si tratta di decisioni nazionali ed è un´autonomia che io rispetto perché ogni sistema giudiziario ha tradizioni e caratteristiche diverse e deve risolvere i problemi nel modo che gli è più congeniale. E del resto, nelle mie intenzioni, questo non è un concorso di bellezza. Ciò che abbiamo voluto fare è suonare una sveglia: dare l´allarme perché ci sono Paesi in cui il malfunzionamento della giustizia civile danneggia pesantemente la ripresa economica e allontana gli investimenti dall´estero».
E l´Italia è uno di questi. Qual è il nostro maggior problema?
«Sicuramente la durata dei procedimenti giudiziari. I tempi lunghi creano ingorghi e si riflettono anche sulla credibilità del sistema. Ma devo dire che questo governo ne è ben consapevole. Il ministro Paola Severino, quando ha visto i primi dati della nostra indagine, ha reagito subito e ha messo in campo una serie di riforme importanti. I dati che pubblichiamo si riferiscono al 2010. Io ho fiducia che l´anno prossimo, con dati più recenti, il risultato dell´Italia sarà migliore».
Intanto nel nostro Paese la magistratura è costantemente sotto attacco…
«Come ho detto anche in conferenza stampa, giù le mani dai magistrati. Se vogliamo un sistema giudiziario indipendente, dobbiamo lasciarlo lavorare».
Secondo i rapporti del Consiglio d´Europa, l´Italia ha il problema di un codice di procedura che premia la procrastinazione e il rinvio.
«Non è un problema solo dell´Italia. Da tempo noi chiediamo che si dia più spazio alle mediazioni extragiudiziali. Ne avevo parlato anche con Alfano, che si era già impegnato in questo senso. Noi abbiamo inserito nella direttiva europea sui contratti di vendita il ricorso obbligatorio alla mediazione. I contenziosi dovrebbero arrivare alla Corte solo quando la mediazione extragiudiziale fallisce, quando proprio non si riesce a mettersi d´accordo. Ma occorre riformare la legge in modo che siano gli stessi giudici ad avere il potere di ordinare il ricorso alla mediazione extragiudiziale. «
Il vostro rapporto mette in luce enormi differenze tra un Paese e l´altro. Ma in Italia ci sono anche forti squilibri regionali. Ve ne siete occupati?
«Questo è un compito di ogni Stato membro. Certo, se io fossi il ministro della Giustizia e ricevessi dati così allarmanti, cercherei di andare a fondo della questione anche esaminando eventuali divergenze tra le diverse regioni».
Perché vi siete occupati solo della giustizia civile e non di quella penale, che pure in Italia non presenta cifre incoraggianti?
«Perché in questi campi, come dicevo, l´Europa non ha poteri di intervento diretto. Abbiamo voluto partire dall´attività giudiziale che ha una maggiore ricaduta in campo economico anche perché il funzionamento della giustizia è diventato uno dei criteri di base nella formulazione delle raccomandazioni economiche indirizzate a ogni Paese nel quadro del monitoraggio europeo. L´attrattiva di un Paese come un posto per investire e fare affari dipende anche da un sistema giudiziario efficiente e indipendente. Per questo sono importanti decisioni legali prevedibili, puntuali e applicabili e per questo le riforme in tema di giustizia sono diventate un´importante componente strutturale della strategia economica europea».

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