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Giù le mani dai doni dei familiari

Meno rischi per i «figli di papà» di versare all’ex coniuge assegni «milionari». Infatti, le elargizioni in denaro della famiglia di origine al figlio separato non intaccano la misura del mantenimento e il giudice della separazione non deve tenerle in considerazione.

È questo il cambio di rotta rispetto all’unico precedente in materia (sentenza n. 20352/2008), segnato espressamente dalla Corte di cassazione (sentenza n. 10380 del 21 giugno 2012).

Con la sentenza è stato quindi accolto il ricorso del figlio di un noto professore universitario che chiedeva la riduzione dell’assegno di mantenimento in favore della giovane ex moglie.

Il caso. La vicenda riguarda una coppia di Roma. Lui aspirante docente e figlio di un noto ordinario all’università, lei non ancora laureata. La ragazza non aveva mai contribuito ai bisogni della famiglia in quanto aveva impiegato tutto il tempo a sua disposizione negli studi. Lui aveva un impiego in Ateneo dalla remunerazione ancora modesta. Il Tribunale lo aveva condannato a versare 450 euro al mese diventati 600 in secondo grado. A questo punto il giovane ha fatto ricorso in Cassazione lamentando, fra l’altro, che le elargizioni di suo padre che avevano permesso alla coppia di sostenere un tenore di vita molto più alto rispetto ai redditi effettivi, non dovevano incidere sulla misura del mantenimento. Fra l’altro, aveva sostenuto la difesa, i regali da parte della famiglia erano cessati dopo la separazione. La tesi ha incontrato il favore della prima sezione civile della Suprema corte, che contrariamente a quanto affermato dal Tribunale e dalla Corte d’appello di Roma ha dato ragione al giovane marito.

Le motivazioni. Il Collegio di legittimità ha chiarito che con riferimento alle elargizioni ricevute dal coniuge obbligato, come nel caso che ci occupa, non si registrano precedenti ad eccezione di Cassazione 20352/2008, pronunciatasi in senso favorevole alla rilevanza di siffatte elargizioni, nella determinazione dell’assegno divorzile, nonostante trasparenti perplessità sulla natura liberale delle stesse in quella fattispecie concreta. Infatti in questi ultimi anni è stata prodotta una copiosa giurisprudenza sugli aiuti ricevuti dal coniuge avente diritto all’assegno e non da quello obbligato. Nel primo caso è stata sempre affermata l’irrilevanza delle elargizioni. E allora perché, come aveva sostenuto la stessa Cassazione nel 2008, per l’obbligato la situazione dovrebbe essere diversa? «Ritiene il Collegio», si legge in sentenza sul punto, «che l’irrilevanza delle elargizioni liberali di terzi, quali i genitori, ancorché regolari e protrattesi anche dopo la separazione, già affermata con riferimento alla condizione del coniuge richiedente l’assegno nella più recente giurisprudenza di questa Corte, sopra richiamata, debba confermarsi anche con riguardo agli aiuti economici ricevuti dal coniuge obbligato al pagamento dell’assegno. Decisivo è l’evidenziato carattere liberale e non obbligatorio di tali aiuti, che impedisce di considerarli reddito dell’obbligato, ai sensi dell’art. 156, secondo coma, c.c., così come non costituiscono reddito, ai sensi del primo coma dello stesso articolo, gli analoghi aiuti ricevuti dal coniuge creditore».

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