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Giù le Borse, cade Wall Street (-2%)

di Maximilian Cellino

Scendono le Borse, scendono i prezzi dei titoli di Stato (quelli italiani, così come i tedeschi e gli Usa), scendono le quotazioni delle materie prime e anche il valore dell'oro. Sedute come quella di ieri hanno il sapore del paradosso, verrebbe quasi da pensare che i mercati non gradiscano l'ipotesi dell'introduzione di una tassa sulle transazioni finanziarie, la cosiddetta Tobin Tax proposta dall'Unione europea sulla quale anche ieri si è soffermato il presidente della commissione Ue Jose Manuel Barroso. Se non fosse che la strada verso l'approvazione di un balzello di cui si parla da decenni (e sui quali si registra la ferma opposizione di Usa e Gb) pare ancora piena di ostacoli e che l'avversione di banche e operatori del settore è in un certo senso scontata.

Fra tutti i mercati il passo indietro che stupisce meno è quello delle azioni, che venivano da tre giorni di rimbalzo tanto deciso, quanto poco sostenuto da motivazioni fondamentali. Una pausa di riflessione per Milano (-0,47%), Francoforte (-0,89%), Parigi (-0,92%), Londra (-1,44%) era quindi da mettere in conto. A maggior ragione perché sul tema che guida gli umori degli operatori di questi tempi, il debito pubblico europeo, non si sono registrate ieri novità significative.

C'è stato, è vero, il via libera del parlamento finlandese all'implementazione del fondo salva-stati Efsf (oggi è atteso il voto della Germania) e lo stesso Barroso si è detto favorevole a incrementarne dotazione e flessibilità. Ma le abituali voci di dissensi fra i Paesi europei, alimentate soprattutto dalle indiscrezioni rilanciate dal Financial Times sulla necessità di far ricadere anche sui privati il costo del salvataggio dei Paesi in difficoltà, non sono mancate neppure ieri: il solito tira e molla fra i politici del Vecchio Continente che così poco piace al mercato.

Vale semmai la pena di ricordare lo scivolone a Londra (-25%) del titolo Man Group, il gestore di fondi hedge britannico che ha subito nel secondo trimestre dell'anno un deflusso netto pari a 2,6 miliardi di dollari dai propri prodotti. Il valore complessivo delle attività gestite da Man a fine settembre è nel complesso sceso di 6 miliardi rispetto ai tre mesi precedenti anche (-8% del totale) anche per effetto dell'andamento negativo dei mercati. E a testimonianza di un periodo particolarmente difficile per quelli che l'immaginario collettivo identificherebbe come i maggiori responsabili della speculazione è giunto ieri anche un report di Hsbc che misura le performance negative dei principali hedge fund Usa da inizio anno, fra le quali spicca il -34% del Paulson Advantage Plus.

Con BTp e Bund entrambi in discesa (e rendimenti in salita), il differenziale (spread) è rimasto pressoché invariato a 363 punti base. Oggi, sotto questo aspetto, non sono da escludere nuove pressioni sul titolo del Tesoro viste le aste in programma (BTp a 3 e 10 anni, CTz per un ammontare massimo di 9 miliardi di euro).

In serata, quando i mercati europei erano già chiusi, da New York sono arrivate indicazioni poco incoraggianti per la seduta di oggi: S&P e Nasdaq, deboli per tutta la giornata, hanno accelerato il ribasso per chiudere con perdite di poco superiori ai due punti percentuali. Qualcuno si è spinto pure a legare l'improvviso peggioramento (subito anche dall'euro, che in pochi minuti è tornato a 1,3550 dollari da 1,36) al concomitante annuncio dell'estensione del divieto di vendite allo scoperto sulle Borse di Milano e Madrid. «Continuare a proibire lo short selling è un chiaro segnale che la situazione resta fuori controllo per i politici e le autorità regolamentari e non fa piacere agli investitori, che di riflesso corrono a vendere dove possono», spiegavano alcuni trader di Wall Street. La sensazione è che molti operatori, dopo la pausa di inizio settimana, siano invece tornati a misurarsi con la realtà.

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