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Giù le banche, la Borsa torna al 2013

Milano – Non c’è pace sui listini europei che archiviano un’altra seduta di calo generalizzato delle quotazioni. Adesso le perdite complessive del Vecchio Continente da inizio anno — in termini di capitalizzazione — hanno raggiunto l’astronomica cifra di 1.085 miliardi di euro. Anche ieri Piazza Affari è stata la peggiore in Europa con un arretramento dell’indice Ftse Mib del 2,85% (dopo il -3% del giorno precedente). A questo punto le valutazioni del listino milanese sono tornate sui livelli dell’ottobre del 2013.
Non è andata molto meglio a Madrid (-2,4%), mentre le altre principali Borse europee hanno contenuto le perdite al di sotto del 2%. A Parigi il Cac40 scende dell’1,33%, il Dax di Francoforte lascia sul terreno l’1,53% e il Ftse 100 di Londra l’1,43%. Molto più tranquillo lo scenario oltreatlantico, dove il Dow Jones sale di oltre l’1% e il Nasdaq in lieve calo.
A trascinare le vendite, sia in Italia che in Europa è stato, ancora una volta, il comparto bancario. Il Banco Popolare, titolo peggiore della giornata, ha perso il 10,02%, seguito a ruota -8,99% di Ubi Banca e dal -8,28% di Banca Popolare Emilia Romagna. Mps, il grande malato del sistema, lascia sul terreno il 6,67% e le due grandi banche di sistema, Intesa Sanpaolo e Unicredito oltre il 5%. Interessante osservare come il malessere del settore è generalizzato con Deutsche Bank in discesa del 6%, le due grandi banche iberiche Santander e Bankia giù di oltre il 4% e la britannica Barclays a -5%. Da osservare, in Piazza Affari, il cedimento di Yoox-net-a-porter (-8,29%) mentre altri titoli del lusso, tra cui Ferragamo (+1,38%) e Tod’s (+0,76%) sono riusciti a mettere a segno un piccolo rialzo. Ferrari, che ieri aveva perso circa il 10% ha chiuso in parità.
I listini Usa hanno reagito positivamente alla tonicità del mercato del petrolio. Il greggio di qualità Wti ha registrato un rialzo dei prezzi di circa il 5% rompendo al rialzo la soglia dei 31,6 dollari, mentre il Brent si è portato a 34,4 dollari al barile, vicino ai massimi di inizio anno. «Siamo convinti che a questi livelli le quotazioni dei principali indici azionari si stiano avvicinando ai minimi di periodo, anche perché i dati macroeconomici non supportano un calo così violento e generalizzato delle quotazioni», commenta Maurizio Vitolo, amministratore delegato di Consultinvest sgr, una società di investimento indipendente.
Sul mercato del reddito fisso prevale il fenomeno del «flight to quality», la corsa verso le emissioni ritenute più sicure. Il rendimento del Bund decennale è sceso a un minimo dello 0,27% mentre su tutte le scadenze fino a sette anni il debito di Berlino registra tassi di interesse negativi. In questo contesto lo spread Bund-Btp cala lievemente a 116 punti base con il rendimento del decennale italiano all’1,43%. La tendenza alla riduzione dei tassi è alimentata anche dalle dichiarazioni rassicuranti del governatore della Bank of Japan Haruiko Kuroda, che dopo aver portato venerdì scorso per la prima volta i tassi sui depositi delle banche presso l’istituto centrale in territorio negativo ha aggiunto che la Bank of Japan ha ancora «ampio spazio» per aumentare le sue misure accomodanti. Tuttavia per effetto dell’avversione al rischio (lo yen è percepito come una valuta rifugio) la parità della divisa giapponese contro dollaro è salita a 117,86 (da 120,39).
Il biglietto verde perde terreno anche sull’euro, che chiude in deciso rialzo a 1,1046 sulla scia dei deludenti dati macroeconomici degli Stati Uniti. Tra le cause del rafforzamento dell’euro hanno pesato le dichiarazioni del presidente della Federal Reserve di New York, William Dudley secondo cui la Fed «guarderà con grande attenzione a un persistente irrigidimento delle condizioni del credito nel portare avanti il proprio programma di aumento dei tassi di interesse» .
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