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Giù i disoccupati, 130mila posti in più nel 2014

Un lieve calo della disoccupazione, anche per quanto riguarda i giovani, e un piccolo balzo in avanti per gli occupati: i dati Istat di gennaio aprono uno spiraglio sul fronte del lavoro. A chiusura di un 2014 da dimenticare e passando al 2015, la statistica fornisce numeri ai quali aggrappare la voglia di ripresa.

Messo in chiaro che nell’anno appena chiuso la quota dei senza lavoro ha toccato il record del 12,7 per cento (non si vedeva un dato del genere dal 1977), con una punta al Sud del 20,7, a gennaio qualcosa si è mosso.
Proseguendo la tendenza già avviata a dicembre, la disoccupazione ha segnato un 12,6 per cento (a novembre era il 13). Nella fascia di età dai 14 ai 25 anni il dato è sceso dal 41,4 di dicembre al 41,2 di gennaio: è il migliore degli ultimi 17 mesi. Cifre che restano drammatiche, ma fra le quali sembra farsi strada un’inversione di tendenza. Tanto più se si tiene conto che nel corso del 2014 l’occupazione ha chiuso in crescita: 130 mila nuovi posti, lo 0,6 per cento in più.
Altri 11 mila posti fra dicembre e gennaio.
«Bene, ma non basta» ha twittato il premier Matteo Renzi. Soddisfatto anche il ministro Giuliano Poletti, che si è lanciato in previsioni sugli effetti sul Jobs Act appena varato e ora in attesa del via libera dal Quirinale, atteso in settimana. «È un risultato incoraggiante che fa intravedere la possibilità di un 2015 migliore» ha commentato il titolare del Lavoro. Per quest’anno «tutti i centri studi ci danno 100mila occupati in più. Sono fiducioso che possiamo fare qualcosa di meglio e mi auguro che 150mila possa essere un numero vicino alla realtà».
Visto che la riforma del lavoro non è ancora in vigore, quegli 11 mila posti di lavoro in più registrati a gennaio potrebbero essere figli degli sgravi contributivi che la legge di Stabilità ha previsto per chi assume a tempo indeterminato. Se così fosse, non si potrebbe parlare di successo: «Chi si attendeva una discontinuità sin da gennaio nella dinamica occupazionale è stato forse deluso dalla rilevazione Istat» ha commentato Sergio De Nardis, capo economista di Nomisma. «Per vedere effetti significativi sulle dinamiche del mercato non bastano gli incentivi fiscali. Occorre una ripresa più robusta di quella attualmente scontata, in particolare nella componente degli investimenti».
Sull’occupazione in aumento è cauto anche il sindacato, convinto che sia presto per parlare di svolta. «A crescere sono i lavori temporanei – commenta Serena Sorrentino della Cgil – gli atipici e quelli a tempo ridotto e non abbiamo segnali di ripresa negli investimenti».
Gugliemo Loy della Uil, analizzando i dati Istat fa notare come «cresca in modo sostenuto il part time involontario». Altri segnali di fragilità sono dati dalla «temperatura febbricitante del sistema produttivo e dal fatto che il programma Garanzia Giovani non ha sostanzialmente dato risposte». Secondo Gigi Petteni della Cisl «i numeri sono timidamente confortanti, ma ora servono scelte coraggiose».
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