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Giro di vite Consob sulle banche

Poche regole chiare e una Raccomandazione che non può essere un obbligo ma cerca di rassomigliarci: quasi alla vigilia di Natale la Consob tenta di fare un regalo ai risparmiatori e di mettere un freno sostanziale alla vendita di prodotti “difficili” e poco trasparenti al retail, al pubblico indistinto.
Con questa Raccomandazione la Commissione infatti «sconsiglia la vendita di strumenti opachi e poco comprensibili » alla clientela; potrà vietarlo solo in futuro (quando entrerà in vigore la Mifid 2, ragionevolmente nel 2017) ma nel frattempo mette i paletti alla vendita di tutto quanto sia strutturato e complesso, aggiungendo che la trasparenza non mitiga a sufficienza la difficoltà di comprensione: spiegare il prodotto non aiuta abbastanza a farlo capire: il che vale ovviamente anche per i prodotti derivati — non trattati sulle piattaforme di negoziazione — diversi da quelli di copertura.
La Consob ha stilato un elenco di categorie “messe al bando” (anche se non esaustivo): si va dalle cartolarizzazioni di crediti o di altre attività (sulla falsariga ad esempio di Casa forte, venduta dal Montepaschi qualche anno fa) agli Oicr cosiddetti alternative, i fondi immobiliari (quelli in distribuzione che sono stati in larga parte prorogati come scadenze), tutti gli hedge fund, i fondi di private equity e più in generale quelli che non hanno il passaporto europeo “Ucits”. E ancora: non possono (o quantomeno non dovrebbero) andare più ai piccoli risparmiatori quei titoli per i quali è prevista la possibilità di conversione in azioni, a scelta dell’emittente (vedi da ultimo le obbligazioni della Popolare di Vicenza mentre quelle Bpm, per le quali la banca era stata anche multata, erano convertende) o le obbligazioni perpetue. Per tutti questi casi la Consob prevede una sorta di eccezione, nei casi in cui gli investimenti vengano effettuati attraverso gestioni, collettive o individuali.
E ancora: la Consob invita gli intermediari (dunque, in primis banche, assicurazioni, sgr e sim) a prevenire i conflitti di interesse, a «eliminare gli incentivi al personale che possono accentuare i conflitti di interesse del venditore» e a tener presente la coerenza tra gli strumenti di investimento e la clientela non solo nella fase finale della distribuzione, ma anche in quella iniziale della «progettazione e ingegnerizzazione» dei prodotti.
Trattandosi di una Raccomandazione e non di un obbligo, in teoria gli intermediari possono anche disattenderla, ma la Consob chiede che la decisione venga presa — su base motivata — direttamente dal vertice aziendale, e poi comunicata al cliente, nel momento della sottoscrizione di eventuali prodotti nella “lista nera”, e alla stessa Consob. Insomma, chi non vuole armonizzarsi alle direttive della Commissione si mette quasi automaticamente sotto i riflettori (della vigilanza Consob).
Infine la tempistica, piuttosto breve: gli intermediari infatti dovranno uniformarsi alla Raccomandazione entro il 30 giugno prossimo.
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