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Giovani professionisti: ingiustificata fuga in avanti

Le riforme senza confronto con le parti interessate nascono male, quelle che poi vogliono mettere una professione l’una contro l’altra avranno vita dura anche da adulte. Il Ddl liberalizzazioni varato dal Governo il 20 febbraio scorso e che tante proteste sta sollevando dai notai alle professioni tecniche passando dal mondo della previdenza (si veda anche Il Sole 24 Ore di ieri ) lascia molto perplessi anche le associazioni dei giovani professionisti dell’area economico-legale. Così Aiga (giovani avvocati), Asign (giovani notai) e Ungdcec (giovani commercialisti) si affidano ad una nota congiunta che esprime tutta la delusione dei “giovani” professionisti per una riforma che ha più il sapore di un divide et impera che non lo slancio di una vera iniziativa volta ad aumentare la concorrenza senza perdere di vita la tutela del cliente. A preoccupare gli avvocati il fatto che la tanto attesa multidisciplinarietà, cioè la possibilità di creare studi con professionisti di diversa specializzazione all’interno, nasca senza aver messo nero su bianco, precisa Nicoletta Giorgi, presidente Aiga, «i requisiti e limiti del socio di capitale, onde evitare abusi di posizione o addirittura conferimenti illeciti» e aver definito la natura non commerciale della società e la qualificazione dei redditi distribuiti. Peraltro, il ministero della Giustizia, prosegue la nota, «non ha ancora individuato le categorie professionali con le quali l’avvocatura possa costituire associazioni ai sensi dell’articolo 4 della legge 247/2012». Così agli avvocati la riforma dà la sensazione di un progetto lungi dal fornire strumenti utili e realmente proponibili alla categoria e tradisce, ad esempio con l’obbligo di preventivo, un atteggiamento volto a far prevalere non la professionalità ma la migliore offerta.
Per il vertice di Asign, Ludovico Capuano, le norme previste dal Ddl sembrano più dirette «a minare quello che da sempre è il delicato rapporto di competenze tra notai e avvocati, piuttosto che agevolare il cittadino». Infatti, la tanto contestata previsione del trasferimento degli immobili a uso non abitativo anche da parte degli avvocati «tradisce il senso vero delle liberalizzazioni tanto che pone come onere alla parte acquirente o donataria o mutuataria di dare le comunicazioni agli uffici competenti dell’avvenuta sottoscrizione davanti all’avvocato del trasferimento immobiliare». Un onere non piccolo per i cittadini. «La riforma della professione notarile – spiega Capuano – va attuata con una proposta complessiva che consenta al cittadino di continuare ad avvalersi del notaio, sicuro della trasparenza dei costi, della tutela che gli viene fornita dai controlli e dalle verifiche svolte e dal presidio di legalità nei trasferimenti immobiliari e nelle operazioni societarie».
Lapidario anche il giudizio dei giovani commercialisti. Per il presidente Ungdcec Fazio Segantini, infatti, la riforma rivela l’assenza di «un progetto complessivo» nel contesto di una situazione in cui «lo Stato chiede di essere sostituito e aiutato ma che al contempo non dà nulla» e, addirittura, «chiede ai professionisti di fare da intermediari ma evita il confronto con essi nella fase legislativa». Per il resto, sulla “lotta” tra competenze, la posizione di Segantini è chiara: «le professionalità vanno valorizzate, non strumentalizzate».

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