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Giovani e lavoro, mini pausa tra i contratti

Un miliardo di euro per l’occupazione giovanile. In attesa dei fondi europei che potrebbero arrivare entro la fine dell’anno. Prende corpo il piano del governo per combattere la disoccupazione giovanile, giunta a livelli insostenibili. «Mercoledì in Consiglio dei ministri — ha annunciato ieri il presidente del Consiglio, Enrico Letta — il governo varerà un piano nazionale per l’occupazione giovanile, con un’attenzione particolare per il Sud, ma che riguarderà tutta Italia».

Il pacchetto lavoro dovrebbe essere composto da tre pilastri. Il primo è quello normativo, con la revisione della legge Fornero sul lavoro a tempo determinato. L’obiettivo dell’esecutivo è quello di ridurre la pausa obbligatoria prevista dalla legge tra un contratto e l’altro. Per almeno due anni, e comunque fino all’Expo 2015, il periodo che deve intercorrere tra un’assunzione e l’altra potrebbe essere ridotto a 10-20 giorni. Con la crisi che ha decimato l’occupazione, la priorità oggi è quella del lavoro, e almeno in questo contesto non ha senso scoraggiare troppo il lavoro a tempo determinato con vincoli troppo rigidi sui contratti.

Il secondo pilastro è quello delle risorse economiche. Sul piatto, per ora, il governo è riuscito a mettere un miliardo di euro, gran parte dei quali viene dalla riprogrammazione di fondi europei destinati alle regioni del Mezzogiorno e che rischiano di non essere spesi in tempo utile per lo scopo per il quale sono stati stanziati. Si tratta di fondi destinati alle regioni del Sud, e se anche se ne cambierà la destinazione d’uso, lì dovranno rimanere. Per questo la maggior parte di questo miliardo finirà nelle regioni meridionali, dove ci sono del resto i più alti tassi di disoccupazione giovanile.

Lo strumento sarà ancora una volta il credito d’imposta per le assunzioni a tempo indeterminato. E solo per i nuovi assunti, perché il bonus fiscale non sarebbe previsto, ad esempio, per la trasformazione dei contratti da tempo determinato a tempo indeterminato.

L’ultimo tassello del piano per l’occupazione, al quale Letta lavora con il ministro Enrico Giovannini (si sarebbero visti anche ieri a Palazzo Chigi), è la riforma dei servizi per l’impiego. Con il loro potenziamento, perché come ripete sempre Giovannini, bisogna investire anche in questo settore. Se il collocamento in Germania funziona molto meglio che in Italia, dice il ministro, è perché la Germania spende ogni anno 5 miliardi di euro per i servizi all’impiego, mentre la spesa italiana è pari a un decimo, circa 500 milioni. Le risorse necessarie, e quelle aggiuntive per gli sgravi fiscali, potrebbero venire dalla Ue. Al Consiglio europeo di giovedì Letta chiederà di accelerare i programmi di spesa, puntando ad ottenere per l’Italia almeno altri 500 milioni di euro.

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