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Giovani e colti, ecco le prime vittime ci cascano di più grillini e forzisti

Le bufale nello spazio pubblico non sono una novità. Ci sono sempre state. Ma oggi, con la pervasività dei social, le fake news sfidano la democrazia e la credibilità dell’informazione. Per questo nascono varie iniziative civiche, come il decalogo del digitaltransformationinstitute. it, per affrontare il problema. Il ruolo delle fake news diventa sempre più insidioso nel processo di formazione dell’opinione pubblica (e della scelta di voto). In Italia sono diventate un argomento centrale in questo avvio di campagna elettorale. Del resto le vicende internazionali legate alla Brexit e alla elezione di Trump e il loro nesso con le fake news, per cui viene sospettato Putin, ha reso l’argomento di un’inedita importanza. A ciò si collegano questioni prettamente nostrane come il dibattito legato al SI/ NO- VAX oppure l’esito del referendum costituzionale di un anno fa, secondo alcuni viziati ad arte dalle fake news. La ricerca Demos- Italiani. coop permette di affrontare il tema con alcuni dati. Il 40% degli italiani, con 15 anni e più, afferma di avere incontrato « spesso o qualche volta » nel web notizie che si sono poi rilevate false. Il dato sale al 56% se si considera quanti hanno creduto « raramente » a queste notizie ( ma le hanno comunque credute vere). Le fake news si sono propagate in rete e di rimbalzo nei media tradizionali, quindi nel dibattito pubblico. Del resto, uno su dieci le aveva condivise prima di scoprirle. Si arriva al 23% con quanti affermano di averle sì condivise ma solo « raramente » . Credere nelle fake news e diffonderle si associa, ovviamente, ad un uso frequente della rete. Le hanno ritenute vere ( « spesso o qualche volta » ) il 40% degli utenti saltuari contro il 54% degli always- on in mobilità. Il dato cresce parallelamente per le condivisioni, dal 10 al 15%. Gli utenti dei social le condividono nel doppio dei casi (16% vs 8%) rispetto agli utenti senza un account social. Sono i giovani, tra 25 e 34 anni, ad avere creduto ( 63%) e condiviso ( 18%) maggiormente le fake news. Non si registra alcuna differenza di genere. Si tratta, poi, di soggetti con un alto livello di scolarizzazione; a ribadire quanto insidiose siano anche per internauti con maggiori risorse culturali. Qualche distinzione si registra invece tra i vari elettorati. Quelli del PD ( 33%) e della Lega ( 37%) affermano in misura minore di avere creduto in fake news. Più elevato è il dato tra i grillini (52%) e tra i forzisti ( 49%). Anche l’averle condivise riporta questa differenza. Da un lato gli elettori del PD, che affermano di avere condiviso inavvertitamente fake news nel 5% dei casi. Tra quelli del M5s il dato sale al 22%. Ma questo non riflette un differente orientamento verso la post-verità. Rimanda invece al profilo dei rispettivi elettorati: più o meno giovani, e più o meno utenti assidui della rete.

Luigi Ceccarini

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