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Giovani, 642 mila cercano un lavoro

ROMA — Essere single con figli a carico non dà diritto al bonus per le assunzioni a tempo indeterminato dei giovani, previsto dal pacchetto lavoro appena approvato dal Senato e ora trasmesso alla Camera. Palazzo Madama ha modificato il testo varato un mese fa dal governo che, per l’incentivo sui contratti stabili delle persone tra i 18 e i 29, fissava tre requisiti alternativi: essere disoccupati da almeno sei mesi, avere solo il diploma di scuola media o «vivere soli con una o più persone a carico». Per avere diritto al bonus bastava una sola di queste condizioni, sintesi delle categorie che secondo l’Unione Europea hanno più problemi a trovare un lavoro . Ma l’ultimo requisito è stato cancellato con un emendamento proposto dai relatori, Maria Grazia Gatti (Pd) e Salvatore Sciascia (Pdl), e con il parere favorevole del governo. Perché?
Le tre condizioni sono la traduzione delle regole dell’Unione europea sull’utilizzo dei fondi comunitari. Una scelta obbligata visto che il bonus viene finanziato in massima parte proprio con risorse di Bruxelles. Il punto è che per la legge italiana non è possibile vivere soli e, allo stesso tempo, avere familiari a carico. Per essere a carico, i familiari devono vivere nella stessa casa della persona in questione. Che così, per definizione, non può vivere sola. Una questione terminologica, un piccole rebus sintattico che però avrebbe potuto creare una serie di ricorsi. Per questo maggioranza e governo hanno preferito cancellare l’intero passaggio con la motivazione che «avrebbe potuto creare dubbi interpretativi in sede di applicazione».
Nel frattempo la disoccupazione giovanile continua ad aumentare. A giugno, nella fascia d’età fra i 15 e i 24 anni, è arrivata al 39,1%, 642 mila persone che cercano un lavoro e non lo trovano. Con un aumento dello 0,8% rispetto al mese precedente. Piccolo segnale positivo, invece, dal dato generale: considerando tutte le fasce d’età la disoccupazione a giugno è stata pari al 12,1%, con un calo dello 0,1% rispetto al mese precedente. Ma con un aumento dell’1,2% se guardiamo a un anno fa.
Al consiglio dei ministri di domani potrebbe arrivare anche un decreto legge sui dipendenti pubblici. Il testo preparato dal ministro della Pubblica amministrazione, Gianpiero D’Alia, favorisce l’uscita dei dipendenti vicini alla pensione perché semplifica le procedure per la mobilità e stabilisce che le piante organiche dei ministeri vengono fissate a livello centrale, con decreto del presidente del Consiglio. Dall’alta parte, però, stringe sui contratti a termine, utilizzabili per «esigenze di carattere esclusivamente temporaneo o eccezionale» con tanto di responsabilità erariale per il dirigente che ne dovesse fare abuso. In cambio, nei prossimi concorsi pubblici la metà dei posti viene riservata ai precari che negli ultimi cinque anni hanno fatto almeno tre anni di contratto a termine. Mentre per l’altra metà dei posti bisogna prima chiamare i vincitori dei concorsi passati che non sono stati ancora assunti per il blocco alle assunzioni. Naturalmente per bandire i concorsi bisognerà trovare i soldi. E il decreto non stanzia nuove risorse. Sempre che domani vada in consiglio dei ministri e che sia davvero un decreto legge. Sulla straordinaria urgenza e necessità del provvedimento, richiesta dalla Costituzione, ci sono diverse perplessità all’interno del governo.

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