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Il giorno delle aperture Regole al via ma è polemica

ROMA Dopo il grande lockdown oggi riapre la Basilica di San Pietro sanificata e rialzano le serrande tutte le boutique e le gioiellerie di piazza San Marco a Venezia. É pronto a ripartire il 70% di bar e ristoranti, 7 su 10 dunque, secondo la Fipe, la Federazione italiana dei Pubblici esercizi. È la fase 2 che entra nel vivo: il 4 maggio riaprirono le fabbriche, ma oggi riparte quasi tutto il resto, regione per regione. Poi, il 3 giugno, cadranno gli ultimi muri e si potrà tornare a circolare liberamente in Italia e in Europa. Covid permettendo.

Ieri sera, dunque, alle 18 il premier Giuseppe Conte ha firmato il Dpcm delle riaperture, atto conclusivo di un parto faticosissimo. Sembrava tutto fatto già sabato sera, all’ora di cena, dopo la conferenza stampa dello stesso Conte a Palazzo Chigi. E invece poi è iniziata la notte più lunga, con un ulteriore incontro da remoto tra Conte, il ministro per gli Affari regionali Francesco Boccia e tutti i presidenti delle Regioni. Una trattativa estenuante, terminata alle 3.15 del mattino: alla fine, però, i governatori hanno ottenuto che le loro linee guida, disegnate col concorso delle varie categorie di lavoratori, venissero accolte nel Dpcm, per evitare contrasti interpretativi. Con le linee guida dell’Inail — le parole del presidente della Lombardia Attilio Fontana — nessuno sarebbe riuscito a ripartire». Con il «lodo» raggiunto nella notte, invece, secondo il presidente del Veneto, Luca Zaia, c’è ora «una grande assunzione di responsabilità da parte delle Regioni». Tutto risolto, allora? Macché. Il governatore della Campania, Vincenzo De Luca, ha deciso di non firmare l’intesa finale («Su alcune norme di sicurezza il governo non può scaricare su di noi le responsabilità») e così ha spostato al 21 maggio la riapertura della ristorazione in attesa di chiarimenti. Ma anche il gruppo Ristoratori Toscana (9 mila adesioni) su Facebook ieri ha definito la riapertura «un salto nel buio». In Piemonte, addirittura, bar e ristoranti ripartiranno sabato 23, perché così ha voluto il presidente, Alberto Cirio, sensibile alle indicazioni del comitato tecnico scientifico regionale. Ed è preoccupatissimo anche il presidente di Federalberghi, Bernabò Bocca, per la questione della responsabilità del contagio secondo l’Inail: «Gli operatori hanno voglia di ripartire — avverte — ma hanno bisogno di regole certe per non incorrere poi in rogne giudiziarie che non fanno piacere a nessuno».

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